Carlo Freccero di televisione ne sa veramente molto. È stato uno dei «creatori» della Tv italiana moderna. Ha ricoperto incarichi di grande responsabilità a Mediaset e in Rai (è stato direttore della seconda rete e consigliere di amministrazione), ma è anche uno studioso della comunicazione.
Dottor Freccero, una domanda secca: secondo lei Ranucci è un giornalista bravo?
«Non do un giudizio. Perché devo rispondere a questa domanda?»
Beh, per capire il suo pensiero. A prescindere dalla inchiesta sull’attentato.
«Le rispondo così: tutto è relativo. Nella Tv di oggi Ranucci risplende».
Deve ancora condurre Report?
«Fino a che la politica non è intervenuta, la Rai poteva decidere in autonomia anche facendo riferimento alle sue regole interne. Nel momento in cui è intervenuta la politica per chiedere la sua rimozione, e addirittura è scesa in campo la seconda carica dello Stato, la Rai non può procedere in tal senso senza svelare la sua dipendenza dal governo. È un paradosso, ma è così».
Però Ranucci sta un po’ esagerando nell’autorappresentazione
«Eccede nei protagonismi ma La Russa senza rendersene conto ha fatto di lui una vittima e lo ha messo ancor più al centro della scena».
Questa vicenda mette a nudo una crisi del giornalismo?
«Vedo che tutti definiscono Ranucci un ingenuo e Lavitola un faccendiere. Chiedo: ma sono ingenui anche i giornalisti che di Lavitola si fidavano e andavano a cena da lui e ne assecondavano il progetto? Oppure tutti insieme portavano avanti una operazione di lobbismo anziché di informazione? Ecco, io ho l’impressione che oggi la grande informazione sia più lobbismo che informazione».
Parliamo di Mieli e Cappellini?
«Non solo loro»
Non la sorprendono questi strani rapporti di amicizia?
«No. È Roma che è fatta così. È fatta di ristoranti, rapporti, poi c’è la Rai, i caffè Roma ha dei triangoli d’oro costituiti dalla trattorie, dove si giocano i media, le alleanze, i poteri, le carriere. Per sfuggire devi in qualche modo stare lontano».
La maggior parte delle inchieste di Ranucci è stata sulle amicizie di coloro che metteva nel mirino. Ora le amicizie al centro della scena sono le sue: due pesi e due misure?
«Queste osservazioni sarebbero giuste se non ci fosse tutto quello che c’è adesso: la volontà del potere di processare Report per farlo fuori».
La destra ha solidarizzato con Ranucci. Poi però è emersa la questione Lavitola.
«Infatti chiedo l’uno contro tutti in Tv».
Cioè?
«Ranucci in Tv su un palco chiamato a rispondere alle domande del pubblico e dei giornalisti. Senza protezioni, senza rete. Ho anche un’idea su chi potrebbe condurre».
Chi potrebbe condurre?
«Il direttore del Tg1».
Ha letto lo scoop del Tempo? Una giornalista racconta di essere stata vittima di un abuso da parte di Ranucci.
«Ho letto il libro di Ranucci. Dice di essere un seduttore. A me sembra strano, ma non mi faccia dire il perché, sarei troppo volgare».
Ci crede a questa storia?
«Mi meraviglio che esca fuori adesso questa cosa. So che la Rai aveva fatto una inchiesta interna e non era risultato nulla».
Dice che sono millanterie?
«No, questo non lo dico».
Quando Ranucci si paragona a Falcone, a Borsellino, a Moro che impressione le fa?
«Oggi un protagonista della vita pubblica che vuole accedere al successo elettorale deve assumere le sembianze dell’eroe».
Per vincere le primarie?
«Beh, la storia dei sondaggi, che è quella che mi colpisce di più. Le primarie sono la cosa più ridicola che c’è nella politica italiana. Scimmiottata dall’America».
Lei per descrivere tutta questa soria ha citato «La Grande Bellezza».
«Con questa storia dei sondaggi e delle primarie, dalla Grande Bellezza passiamo all’Audace colpo dei soliti ignoti».
