Ci sono voci che diventano luoghi. Quella di Carlo Lucarelli è una stanza in penombra, un impermeabile, una pausa prima del nome della vittima. Dopo quattordici anni di silenzio, lo scrittore torna in prima serata su Rai 3 con uno dei format che hanno insegnato alla televisione italiana come si racconta la cronaca nera. Il titolo è “Blu Notte – Misteri dimenticati” e la scelta è già una dichiarazione di poetica. Si parte sabato 19 settembre alle 21:30: sei serate, due vicende per ciascuna, dodici casi in tutto, prodotti da Rai Cultura con Ruvido e girati per la prima volta negli studi Rai di Torino, con la regia di Cristian Biondani.
Lucarelli non insegue il rumore. Il perimetro va dalla fine degli anni Settanta ai primi Duemila. Dentro c’è Angelo Fabbri, lo studente del Dams ucciso a Bologna nel 1983, c’è la gang dei marsigliesi, c’è una sequenza di omicidi nel Modenese tra anni Ottanta e Novanta che potrebbe portare la firma di un solo assassino. Torna anche Antonella Di Veroli, la donna nell’armadio, già raccontata in passato, non per nuovi elementi d’indagine, spiega Lucarelli, ma perché oggi c’è uno sguardo capace di scavare dove allora non si era scavato. Garlasco resta fuori, e il motivo è quasi un manifesto: quella è ancora cronaca in movimento, roba da talk show, mentre Blu Notte vuole essere storia e narrazione. In un’epoca di podcast e piattaforme, lui la mette così: conosce un solo modo di fare questo mestiere, quello di sempre.
Anche lo spazio cambia pelle. Lo scenografo Maurizio Zecchin ha trasformato lo studio di via Verdi in un archivio e laboratorio scientifico. Nei bozzetti si vede un labirinto di linee luminose a terra, box di vetro dove si analizza, e intorno arcate in mattoni, il passato che osserva il presente dell’indagine.
E poi c’è la squadra. Torna il confronto finale con gli esperti: la psicologa forense e criminologa Margherita Carlini, il medico legale Mirella Gherardi e Silio Bozzi, già dirigente della Polizia scientifica. Per chi ha memoria del programma, Bozzi non è un ospite. È un pezzo dell’architettura.
Palermitano, classe 1960, laureato in giurisprudenza, entra in polizia nel 1992 e dal 1995 si specializza nella Scientifica. A Bologna ha guidato il Gabinetto di Polizia Scientifica dell’Emilia-Romagna, ad Ancona quello interregionale per Marche e Abruzzo. Ha diretto la Squadra Mobile di Pesaro, ha insegnato Tecniche investigative applicate all’Alma Mater, nella sede di Forlì, ed è stato perito per procure e tribunali di tutta Italia. Per il Tribunale di Venezia ha realizzato con la sua équipe la prima comparazione antropometrica in 3D “total body” nella storia della criminalistica.
Il legame con Lucarelli viene da lontano: Bozzi era già in “Mistero in Blu”, il programma che ha dato il titolo anche a un libro scritto insieme. Ma il suo nome circola anche nei retrobottega del giallo letterario: fu consulente di Andrea Camilleri, che si rivolse a lui per questioni legate al sopralluogo sulla scena del delitto nei romanzi di Montalbano. È un investigatore con la tentazione del racconto. Ha applicato gli strumenti della Scientifica, modelli 3D compresi, alla “Flagellazione” di Piero della Francesca, leggendovi l’iniziazione del giovane Marsilio Ficino a un culto misterico portato dai bizantini in fuga da Costantinopoli. Con Francesco Bozzi ha firmato anche un romanzo siciliano, una lettera d’amore alla sua terra.
Ecco perché la sua presenza conta. Lucarelli dà ai misteri la forma della storia; Bozzi ricorda che dietro ogni storia c’è una scena, una traccia, un errore possibile. Il narratore e il tecnico, la voce e il reperto. Blu Notte è sempre stato questo: il noir che accetta di farsi interrogare dalla prova.
