L'ultima estate innocente degli adolescenti

Caldo è il romanzo d'esordio di Victor Jestin in cui lo scrittore francese dipinge un'adolescenza sempre più corrotta e priva della possibilità di redenzione

Caldo, l’ultima estate innocente degli adolescenti

Caldo di Victor Jestin è il romanzo d'esordio di un giovane scrittore francese che mette il lettore davanti all'ultimo giorno d'estate di un adolescente qualunque, tormentato da un evento traumatico. Il romanzo, edito in Italia da Edizioni e/o, inizia quando il protagonista Lèonard assiste alla morte del coetaneo Oscar. La sua testimonianza oculare, però, è macchiata dalla completa indifferenza con cui il ragazzo rimane immobile, pur sapendo che basterebbe un suo semplice gesto per impedire che Oscar, ubriaco e sciocco, perda la vita. Ma Lèonard non reagisce e guarda la vita sparire dagli occhi del suo coetaneo: quando si risveglia da quella sorta di torpore, l'unica cosa che riesce a fare è occultare il cadavere. Il giorno dopo, mentre il campeggio delle Landes, dove sta passando le vacanze con la famiglia, riprende vita, Lèonard si trascina sotto un caldo torrido, tra il senso di colpa per ciò che (non) ha fatto e il desiderio di vivere la sua adolescenza. Nell'ultimo giorno d'estate per il ragazzo si prospettano ventiquattro ore quasi da fine del mondo.

Pur composto da appena 113 pagine, Caldo di Victor Jestin è un romanzo d'esordio che mostra uno stile di scrittura maturo e consapevole. Uno stile che non ricerca i facili esercizi di stile, né punta a mettersi in mostra con giochi linguistici: la scrittura è scarna, quasi essenziale, e proprio per questo riesce a restituire perfettamente il senso di oppressione di Lèonard. Il protagonista del libro dello scrittore ventisettenne è un adolescente che si sente fuori luogo, che si trascina nella vita portando con sé la sensazione di essere diverso dai suoi coetanei. Quasi fosse incapace di parlare la loro stessa lingua o appassionarsi alle stesse cose, Lèonard vive con la costante paura di mostrarsi, di attirare l'attenzione. Parla poco e nonostante il caldo torrido dell'ultimo venerdì di agosto ha non pochi problemi a mettersi in costume e a rendere vulnerabile, così, il suo corpo e la sua fisicità.

Jestin racconta molto bene questo malessere adolescenziale. A ben guardare, il romanzo - con la traduzione di Alberto Bracci Testasecca - è un'operazione narrativa che quasi sembra ribaltare il genere del bildungsroman, il romanzo di formazione. Il lettore, infatti, assiste all'evoluzione del protagonista nell'arco temporale di ventiquattro ore: ma questa sorta di formazione è in realtà cupa e si snoda tra i desideri impellenti di una sessualità risvegliata e una certa pulsione di morte. Due estremi di un periodo sempre più problematico come quello adolescenziale.

E mentre Jestin smaschera i meccanisci di un "divertimento a tutti i costi" - con gli animatori, i balli, adulti vestiti da conigli che obbligano a rincorrere la felicità -, l'autore posa la sua lente d'ingrandimento proprio su questa fascia generazionale piena di dubbi e di incertezze, ma anche di impulsi tutt'altro che positivi. In Lèonard c'è un'oscurità di fondo che non emerge mai del tutto: e a funzionare è proprio questa ambiguità tra il bene e il male, tra cosa è giusto fare e cosa, invece, è da condannare senza esitazione.

Feroce e attuale, Caldo riesce a scendere con coraggio nelle pieghe di un protagonista che non si può "odiare" e con il quale, allo stesso tempo, non si può entrare in empatia. Il romanzo di Victor Jestin dipinge con parole precise ed efferate il sentimento di indifferenza di cui sono sempre più vittime i giovani. Basta sfogliare le pagine di un giornale per notare come gli episodi di violenza tra i più giovani siano sempre più frequenti e sempre più efferati: Caldo si posiziona esattamente in questo contesto, sottolineando come il protagonista non agisca in nome della crudeltà o della violenza, ma semplicemente dell'indifferenza che sfocerà poi in una sorta di elaborazione del lutto legata alla propria ingenuità e infanzia.