il commento 2 Il mio «grande fratello» oggi scriverebbe «2031»

Parafrasando l'incipit di L'amico ritrovato di Fred Uhlman posso dire che George Orwell entrò nella mia vita nel 1973, per non uscirne più. Pochi libri della mia biblioteca sono più rovinati e consumati a forza di letture come la mia prima copia di 1984. Dico «la prima» perché dopo quella - un Oscar Mondadori - ne seguirono almeno altre sette. Due sole di quelle copie sono ancora in mano mia: le altre le ho regalate, o prestate, perché i grandi libri vanno seminati e trapiantati come i buoni alberi da frutto. Molte cose di 1984 mi sarebbero sfuggite se non avessi letto 1984 & 1985, un libro di Anthony Burgess (altro autore da semina...) scritto nel '79 che analizza il romanzo orwelliano svelandone risvolti inaspettati e formulando la tesi paradossale che si tratti in realtà di un grande romanzo umoristico. Burgess segnalò anche alcuni clamorosi svarioni nella versione italiana: del resto già la traduzione di Big Brother (il dittatore del superstato di Oceania) come «Grande Fratello» è sbagliata. In realtà, dice Burgess, sarebbe stato più corretto definirlo «Fratello maggiore», quello che ti guida e ti protegge. 1984 & 1985 è una miniera di informazioni sull'opera di Orwell. In Italia è stato pubblicato da Editoriale Nuova nel 1979 e mai più ristampato. Sarebbe il caso di pensare a una seconda edizione, in tempi in cui i buoni libri da semina scarseggiano.
Tutti sappiamo (o pensiamo, o fingiamo di sapere...) di cosa parla 1984. La lettura in chiave satirica della miseria postbellica del 1948 e la sua proiezione in un futuro distopico che vede il mondo diviso fra tre superstati (Oceania, Eurasia ed Estasia) in guerra continua tra loro, ciascuno dominato da una dittatura. La neolingua (l'orrido gergo parlato dai funzionari del partito unico che domina Oceania) e il bispensiero (la capacità di dire una cosa e pensarne un'altra, risultando perfettamente credibili) sono le due grandi intuizioni di Orwell, assieme alla rimozione e ricostruzione del passato sulla base della massima «Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato». Il 1984, quello vero, è arrivato ed è passato. Qualcuno ricorderà la guerra pubblicitaria tra i produttori di computer che si scatenò quell'anno: gli spot di IBM mostravano una bambina che coccolava un agnellino, sotto la scritta: «Il grande Fratello NON ti sta guardando». Olivetti usò una foto del suo nuovo personal computer M24 con lo slogan «Il 1984 non è l'anno del Grande Fratello ma del piccolo amico». Apple commissionò addirittura al regista Ridley Scott un video in cui una bella ragazza vestita in modo sportivo e colorato entrava in una sala in cui tutto era grigio e lanciava un martello contro un maxischermo su cui appariva un dittatore (inevitabile pensare all'IBM...). Lo slogan, qui, era «Apple presenta il Macintosh. Vedrete perché il 1984 non sarà come 1984».
Mi chiedo cosa direbbe Orwell del nostro 2013 in cui il bianco della Apple domina il mondo, ogni nostra parola e movimento vengono monitorati, e bispensiero e neolingua sembrano accessori indispensabili per i politici. Scriverebbe 2031? Forse. Certamente saprebbe affermare ancora una volta a caratteri di fuoco la necessità che l'individuo lotti contro la tirannide, di qualunque ideologia e colore. Per questo Orwell rimarrà sempre il mio Big Brother. Il mio fratello maggiore.