Così un'apocalisse della tecnologia annienterà i "tossici digitali"

In un futuro che può essere già oggi Don DeLillo pensa il suo Il silenzio, un romanzo in cui un evento inatteso cancella tutta la tecnologia e mettendo l'uomo a nudo davanti alla sua dipendenza

Così un'apocalisse della tecnologia annienterà i "tossici digitali"

Black out. Tutto spento. Prima il boato, poi tutto spento. Ogni singolo apparecchio tecnologico in modalità off. E non c'è telecomando che possa riattivarlo. Lo stesso vale per gli smartphone, i tablet e i pc. Nessuna connessione, niente più campo, gli schermi neri grafite non reagiscono. Le case non vengono più riscaldate e nel giro di breve il freddo che sferza New York ai primi di febbraio si fa strada ta le pareti. Qualcosa è successo, qualcosa si è rotto. Sì, ma cosa? A Don DeLillo poco importa dircelo. Gli basta farci piombare in un presente in cui la tecnologia è annientata e l’umanità si ritrova, all’improvviso, senza più certezze.

"Di qualunque cosa si tratti, quello che è successo ha messo fuori uso la nostra tecnologia. La parola stessa mi pare obsoleta, persa nello spazio". Jim e Tessa lo sanno bene. Erano in volo quando è successo. Stavano tornando da Parigi. Poi il boato. E l’atterraggio di emergenza. "Dov’è la fede nell’autorità dei nostri device sicuri, delle nostre capacità di criptaggio, dei nostri tweet, dei troll e dei bot. Ogni cosa nella data sfera è soggetta a distorsioni o furti? E a noi non resta che starcene seduti qui e piangere per il nostro destino?". Quale può essere il nostro destino senza più tecnologia. DeLillo se ne interroga nel suo ultimo libro, Il silenzio (Einaudi), da pochi giorni in libreria. Già trentacinque anni fa, con Rumore bianco (Einaudi), lo scrittore statunitense aveva indagato l'impatto di una catastrofe inaspettato sulla popolazione. Allora si trattava di una fuoriuscita di materiali chimici, che dopo un'evacuazione di massa aveva spinto il protagonista a fare i conti con la paura di morire. Oggi si è spinto oltre. "Ci è già capitato tante e tante volte di assistere a cose simili, in questo paese come altrove, forti temporali, incendi incontrollati, evacuazioni, tifoni, tornado, siccità, nebbia fitta, aria irrespirabile. Frane, tsunami, fiumi che scompaiono, case che crollano, interi edifici che si sgretolano, cieli oscurati dall'inquinamento". La natura che si ribella, insomma. E l’uomo che arranca per non soccombere. "Abbiamo ancora freschi nella nostra mente i ricordi del virus, della peste, delle code infinite nel terminal degli aeroporti, delle mascherine, delle vie cittadine completamente vuote". Questa volta, però, è diverso. "E se il mondo che conosciamo venisse sottoposto a un nuovo assetto davanti ai nostri occhi mentre siamo fermi a guardare, oppure mentre siamo seduti a parlare?".

Come può la tecnologia collassare su se stessa e lasciare l’umanità in balia di se stessa. Ma soprattutto: quali sono le più immediate conseguenze? Un aereo atterrato in tutta fretta scampando la tragedia. La diretta interrotta del Super Bowl. Il caos per le strade dopo un primo momento di imbarazzante spaesamento. E i saccheggi, ovviamente. Ma, a lungo andare, che tipo di futuro potrebbe attenderci se non solo non ci è più possibile inviare una mail ma nemmeno i frigoriferi fanno più il proprio lavoro conservando il cibo? E i nostri soldi che non sono più carta ma una serie di numeri custoditi in un database? "Cosa ci resta da vedere, da sentire, da provare?", si chiedono in quello che appare come "un vuoto barcollante". "È sempre stato ai margini della nostra percezione. L’interruzione della corrente, la tecnologia che piano piano si dilegua". Prima non era così. Sul finire dell’Ottocento, per esempio, non si interrogavano sulla possibilità che l'era industriale collassasse su se stessa. Questa paura è iniziata con l'avvento del nucleare. Scenari post apocalittici, futuri distopici e l’umanità quasi azzerata. È l’ansia dell’Occidente di fare i conti col progresso. Oggi questi conti si fanno con la tecnologia, partendo dall’assunto che - forse - ci siamo spinti troppo in là. Ma siamo davvero, come ci definisce DeLillo, dei "tossicodipendenti digitali"? Chi ha fissato il limite d'azione? Si spezzerà l’elastico tirato in eccesso oppure si dimostrerà ancora più resiliente di quanto non crediamo?

Albert Einstein ha ammesso di non sapere "con quali armi si combatterà la Terza guerra mondiale", ma ha pronosticato che la Quarta verrà combattuta "con pietre e bastoni". Non resta che attendere.

Autore

Commenti

Caricamento...