Ghirri, ora il surrealismo è realtà

L'opera del fotografo conosce finalmente il meritato successo. Cattelan e Vezzoli a parte, è l'italiano più quotato all'estero

Ghirri, ora il surrealismo è realtà

Parlare di riscoperta è persino sminuente. Quello di Luigi Ghirri è fenomeno del tutto sorprendente per le dimensioni di un successo postumo atteso oltre vent'anni e finalmente esploso dopo un lavoro lento ma solido di valorizzazione. Alla fine degli anni '90 le opere del fotografo reggiano (scomparso neppure cinquantenne nel 1992) si potevano comprare a un milione e mezzo di lire. Nel 2006 la prima svolta, con il gallerista Massimo Minini che propone alla fiera di Basilea una parete di vintage prints dei primi anni '70 a 5-6mila euro. Il suo lavoro è sempre stato connotato da una straordinaria e lucida analisi sulle immagini, al punto che la critica lo ha più volte accostato alla pittura di Giorgio Morandi e altri hanno citato la delicata poesia di Tonino Guerra: elegia del quotidiano, paesaggi dal taglio orizzontale, scene di interno dominate dal vuoto e dalla solitudine, un minimalismo sottile anche nella rappresentazione delle icone che lui stesso chiamava «del tempo comune».

Nonostante il generale apprezzamento degli specialisti, Ghirri era pressoché ignorato dal mondo dell'arte, o meglio considerato alla stregua di un autore di culto. Il suo più grande fan è stato Lucio Dalla, che lo ha chiamato per illustrare diverse copertine dei dischi, a cominciare dal doppio buffo ritratto per l'LP Dalla Morandi. Anche i CCCP di Giovanni Lindo Ferretti lo coinvolsero per il set di Epica Etica Etnica Pathos registrato in una villa della campagna reggiana nel 1990, in un perfetto cortocircuito fra tradizione e contemporaneo, dove Ghirri colse la bellezza del frammento incompiuto e un sottile spirito di malinconia.

Quello che pareva dunque il caso di un ottimo artista di nicchia ha registrato un boom clamoroso negli ultimi due anni. Alla scorsa Biennale la svizzera Bice Curiger gli dedica una sala personale, tra lo stupore generale, definendolo un precursore della fotografia contemporanea. Pochi mesi dopo è la volta del Castello di Rivoli, con un'ampia antologica a cura di Elena Re. E i prezzi cominciano a salire. Fuoco di paglia? Niente affatto. Al prossimo Padiglione Italia sarà uno dei 14 artisti prescelti e nel frattempo al MAXXI di Roma è stata inaugurata nei giorni scorsi (aperta fino al 27 ottobre), la più ampia rassegna personale dal titolo «Pensare per immagini» che comprende le icone, i paesaggi e le architetture, a partire dal celebre ciclo Atlante del 1973.

Fenomeno tutto italiano? Proprio no. È davvero accaduto l'imponderabile: il numero di aprile della rivista Artforum, la Bibbia dell'arte americana, ha pubblicato in copertina una foto di Ghirri degli anni '70. Poi, all'interno, un ricco portfolio di immagini che ne presentano il lavoro in modo esaustivo, accompagnato da un saggio che lo paragona a un grande della fotografia statunitense come Walker Evans e alle canzoni di Bob Dylan, pur ribadendo la matrice padana e surrealista della sua Emilia. Tutto questo mentre una delle gallerie top di New York, Matthew Marks, espone i vintage prints con quotazioni che superano i 15mila euro. Non grandi impennate, finora, ma il fatto che il gallerista americano stia rastrellando il mercato lascia pensare a un prossimo aumento importante.

Cattelan e Vezzoli a parte, non accadeva da decenni che un artista italiano fosse considerato alla stregua di un grande maestro internazionale, tra i pochi innovatori del linguaggio fotografico. C'è chi sostiene, vista l'impossibilità dell'Italia di produrre qualcosa di nuovo, la necessità di rivolgersi al passato per recuperare radici profonde e autentiche. Responsabile di questo lavoro di legittimazione culturale prima che di mercato, è l'Archivio Ghirri, sostenuto dalla moglie Paola finché era in vita, quindi dalla figlia Adele e dal mercante Giovanni Bordino.

Di certo in Italia stanno venendo fuori artisti a lungo rimasti schiacciati tra Arte Povera e Transavanguardia e finalmente riscattano decenni di isolamento. E poi Ghirri era veramente un poeta per immagini. La mostra al MAXXI emoziona come un ricordo lontano. È la magia di un frammento capace di far esplodere sensazioni dal più profondo dei sentimenti.

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