«Scelte dure ma non ideologiche»

Professor Andrea Graziosi, l'Anvur l'ha incaricata di presiedere il Comitato che ha classificato le riviste di Storia per valutare la qualità della ricerca nelle Università italiane. Come funziona il meccanismo?
«Prima ho chiesto alle società storiche dei vari settori di indicarmi le riviste migliori delle diverse aree, da quella medievale alla contemporanea. Poi ho sottoposto l'elenco a degli storici esterni che hanno proposto alcune “correzioni”, devo dire piccole. Poi il mio gruppo, composto da 38 professori ordinari, ha compilato la lista finale, con le fasce A, B e C».
Dalla fascia A sono rimaste fuori riviste importanti.
«Lo so, e ci sono state lamentele. Il fatto è che tutti vogliono andare in Paradiso, invece a me è stata chiesta una selezione meritocratica...».
E Nuova Rivista Storica o Clio non meritano?
«In tutto la fascia A comprende una ventina di riviste, di cui 4 o 5 di storia contemporanea... E comunque la fascia B non è l'inferno: comprende testate ottime. Se proprio mi si vuole accusare di qualcosa, semmai è che sono stato troppo rigido. Ma credo nella meritocrazia».
Qualcuno accusa la Commissione di aver penalizzato l'area liberale...
«Ma assolutamente no. Io, peraltro, sono un liberale antistatalista... Nessun criterio ideologico. Solo, ripeto, di valore. Altrimenti da sinistra potrebbero accusarmi del fatto che le riviste degli istituti di storia della Resistenza non sono né in fascia A né in B...».
L'altra accusa è che questa classificazione non annulla i rischi di “baronato”, anzi...
«È un'accusa facile, ma errata. È inutile lamentarsi: dei criteri accademici di valutazione, cioè dei filtri come la nostra Commissione, servono eccome. Qualcuno deve decidere una “qualità” in base alla quale si premi, anche in termini di fondi, la ricerca migliore».
E questo crea polemiche.
«Sa qual è il problema? Che in Italia non si accetta che esistano delle gerarchie... Tutti vogliono sempre essere i primi».

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