Una molotov è una molotov, cioè un ordigno artigianale che storicamente rappresenta (purtroppo) un salto di qualità nella protesta contro lo Stato. Pochi giorni fa a Milano gli agenti del Reparto mobile avevano dovuto fronteggiare un centinaio di autonomi, costola di un corteo contro le Olimpiadi degenerato poi in tafferugli. C'erano state sei denunce ma era stata la stessa Digos a far sapere che, anche se i cortei ufficiali non erano più previsti, a preoccupare potevano essere i "blitz" contro siti più o meno simbolici. Ed è ciò che puntualmente è accaduto la notte scorsa ad Abbadia Lariana in provincia di Lecco dove i cavi di una centralina di scambio sono andati a fuoco colpiti da una bomba molotov. Sarà la Procura di Lecco a dare una paternità precisa all'attentato anche se, rispetto ai sabotaggi di Bologna e Pesaro, che il giorno dopo l'inaugurazione dei Giochi avevano causato danni alla circolazione ferroviaria, l'attacco alla centralina di Abbadia lariana appare meno strutturato. Ma poco cambia, anzi non cambia nulla. La linea ferroviaria Lecco-Tirano è un collegamento fondamentale verso Bormio e Livigno, ancor più strategico durante queste settimane di gare.
Il governatore Attilio Fontana dopo gli scontri di pochi giorni fa, aveva spiegato che i nemici dei Giochi sono i nemici dell'Italia e ieri ha aggiunto: "Nessuno sconto e nessuna giustificazione per chi si rende artefice di simili follie: non ci sono più aggettivi per condannare azioni scellerate...". Ma forse dietro quella molotov, anche se rudimentale, c'è qualcosa in più di un'azione scellerata una follia. Una molotov è una molotov. E la storia insegna.