D'Annunzio conquista Fiume, mostra per i novant'anni

Cimeli e foto d'epoca a Pescara fino a novembre per ricordare l'impresa del Vate: esposte la medaglia di Ronchi e una preziosa cartolina autografata dal maestro Arturo Toscanini

D'Annunzio conquista Fiume, 
mostra per i novant'anni

La sua Pescara rende omaggio a uno dei suoi figli più cari. Cimeli, ricordi e foto d'epoca per ricordare i novant'anni dell'impresa di Gabriele d'Annunzio. «Le gesta di Fiume. Gabriele d'Annunzio, il Vate, l'Eroe, il Comandante» è l'esposizione curata da Maurizio Biondi che si potrà visitare fino al 7 novembre.
Oltre cento i preziosissimi pezzi messi in mostra tra quotidiani, riviste, lettere, cartoline, fotografie, cartine, gigantografie, medaglie e francobolli d'epoca per ricordare l'avventura fiumana del poeta che il 12 settembre 1919, a capo di oltre seicento soldati, occupò la città di Fiume.
Veri pezzi rari sono la medaglia di Ronchi con il motto «Hic manebimus optime»; un berretto, un pugnale e un album di fotografie d'epoca concessi da Sergio Guerri, discendente di Bruno Guerri che fu uno dei «soldati arditi» del Comandante; e una foto-cartolina più unica che rara, autografata da Arturo Toscanini e da Gabriele d'Annunzio dopo uno degli ultimi concerti al teatro «Verdi» di Fiume. Farà da sottofondo alla mostra una selezione di brani eseguiti dal maestro Toscanini proprio in occasione di quel concerto.
«Desideravo rivisitare l'eredità politica dannunziana, che per decenni è stata considerata autoritaria e che invece considero libertaria - spiega Biondi - Non si spiegherebbe altrimenti il grande afflusso di giovani e di coppie che si registrò in quei mesi: la Carta del Carnaro, redatta insieme al secondo capo di gabinetto del governo dannunziano Alceste De Ambris, istituiva con sorprendente modernità il diritto alle libertà di stampa, di pensiero, di associazione, di riunione e religione, alla parità tra i sessi e al diritto di divorzio. Si creò una sorta di zona franca in cui erano permessi l'amore libero, il nudismo e l'uso di droghe. Per sedici mesi Gabriele d'Annunzio governò un popolo con il solo potere della parola, tenendo comizi ogni giorno: in questo e in altri aspetti fu emulato poi da Benito Mussolini, ma questo non lo accosta necessariamente al Fascismo».

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