A casa mia, come credo nelle vostre, c’è un’ossessione: leggere le date di scadenza dei prodotti alimentari. Che sarebbe cosa buona e giusta se non che si butta senza problemi, magari imprecando, tutto ciò su cui è scritto non “da consumarsi entro…” ma anche “da consumarsi preferibilmente entro”.
Ieri Food & Wine ha raccontato che oltreoceano sono ancora più complicati: dal primo luglio in California è entrata in vigore una legge che prova a mettere ordine in una delle zone più misteriose del supermercato: le date stampate sulle confezioni. Negli Stati Uniti circolavano più di cinquanta formule diverse, da “best before” a “enjoy by”, da “expires on” al famigerato “sell by”, spesso interpretate tutte nello stesso modo: dopo quel giorno il cibo è scaduto e va buttato. La California, primo Stato americano a intervenire in modo così netto, ha ridotto questo vocabolario a due sole categorie: “Best if used by”, o “best if used or frozen by”, indica il periodo entro il quale il prodotto conserva la qualità migliore, “use by”, o “use by or freeze by”, segnala invece il limite oltre il quale non è più considerato sicuro.
Insomma, noi europei eravamo già arrivati alla soluzione, soltanto che quella formula, “preferibilmente entro…” (e data seguente), viene interpretata come “se ti vuoi mangiare questo yogurt mangiatelo, preferibilmente meglio di no altrimenti muori”, e via nella spazzatura. Andrebbe fatta un po’ di chiarezza, ci provo. A differenza degli alimenti “da consumarsi entro”, la cui perentorietà è data dal fatto che siano rapidamente deperibili e potenzialmente pericolosi dopo la data di scadenza, il “preferibilmente entro” non indica la data in cui un alimento diventa pericoloso, indica quella fino alla quale, se conservato correttamente, mantiene le sue proprietà specifiche.
A parte la mania di vedere se ci sono conservanti o additivi (nessuno dei due è di per sé tossico nelle quantità autorizzate, e i conservanti anzi dovrebbero darvi la sicurezza che conservano, appunto; non per altro molti casi di botulismo sono legati alle conserve fatte in casa: dovreste temere più la conserva sott’olio della nonna che quella industriale con i conservanti), la distinzione non dipende semplicemente dal fatto che un alimento sia “fresco”, ma dal rischio microbiologico. Carne macinata, pesce fresco, latte pastorizzato o piatti pronti refrigerati portano in genere “da consumarsi entro” perché oltre quella data possono moltiplicarsi batteri patogeni o formarsi sostanze pericolose, anche senza cambiamenti evidenti di odore e sapore (se la conserva ve la fate da soli, per passione o masochismo, o ve la regala il contadino, quella dicitura non l’avete, un rischio più alto sì).
Invece pasta, riso, biscotti, conserve, caffè e molti yogurt riportano “da consumarsi preferibilmente entro” perché grazie alla loro composizione (nello yogurt soprattutto acidità e fermenti) non diventano automaticamente pericolosi il giorno successivo al “preferibilmente entro”, anche se col tempo possono perdere aroma, consistenza, croccantezza o qualità nutrizionali.
Insomma, il primo termine riguarda la sicurezza, il secondo soprattutto la qualità: “preferibilmente” non significa “buttare”. Dopo la data del preferibilmente guardatelo, annusatelo e assaggiatelo, se vi piace va bene. Se avete una moglie, lo so, non funzionerà. La mia dice mi fa sempre annusare delle cose e dopo vent’anni non ha mai capito che io non sento gli odori (quindi dico sempre “buono, che ha?) e anche, quando mangio serenenamente un “preferibilmente dopo” dopo la fatidica data: “Fai tu, se ti succede qualcosa non chiamo il Pronto Soccorso”.
Mi mette ansia siccome sullo yogurt “scaduto” sono tranquillo, tuttavia metti che mi venga per caso un accidente fisico che non c’entra niente con lo yogurt (come il rapporto sbagliato tra causa e effetto dei no-vax), in quel caso saprete subito il colpevole di chi non mi ha salvato. Preferibilmente entro la data in cui sono ancora vivo.