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Dieta e alimentazione

Un nuovo studio dice che il cervello ricorda il grasso. Un altro che lo ricordano le cellule. Che vi devo dire? Rinunciamo a dimagrire

Dimagrire non è solo una questione di volontà. Tra cervello, metabolismo e memoria del tessuto adiposo, la scienza spiega perché mantenere il peso perso può essere molto più difficile del previsto

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E arriva il giorno in cui uno si mette a dieta, e arriva il giorno in cui si è a dieta da quindici giorni e non vediamo sulla bilancia il risultato del nostro sforzo. Primo sforzo: andare ogni giorno in deficit calorico, senza per questo sentire la fame (in teoria, molto in teoria). Tipo: se bruciate 2.000 chilocalorie al giorno, dovete stare sotto, dovete introdurne meno di 1.800. Sembra semplice, non lo è, e alcuni studi ci dicono perché.

Il primo problema è il cervello, che già dovete imparare a controllare voi (tipo a mezzanotte, quando una vocina vi dice dentro: «Lo sai che il frigo è a soli venti metri, vero?»), ma lavora anche per conto suo: Valdemar Brimnes Ingemann Johansen e Christoffer Clemmensen, ricercatori dell’Università di Copenaghen, sulla base di una revisione pubblicata su Cell, spiegano che un aumento di peso mantenuto nel tempo può finire per essere considerato dal cervello la normalità: quando si dimagrisce, aumenta la fame e si riduce il consumo energetico, spingendo l’organismo a recuperare il grasso perduto (bello, no?). Voi credete di dimagrire, invece ingrassate.

E mica solo questo. Uno studio dell’ETH di Zurigo, guidato da Laura C. Hinte e Ferdinand von Meyenn e pubblicato su Nature nel 2024, ha mostrato che anche il tessuto adiposo conserva una memoria dell’obesità. Dopo il dimagrimento, nelle cellule restano modificazioni epigenetiche prodotte dal precedente eccesso di peso. Nei topi, questa memoria le predisponeva ad accumulare nuovamente grasso più rapidamente quando tornavano a una dieta molto calorica.

Ora, dico io: bisognava già lottare contro le nostre abitudini, contro la nostra fame individuale, contro la nostra volontà, contro l’acquolina in bocca, contro l’amatriciana, i carboidrati, il McDonald’s, la nonna e la zia che ti riempiono i piatti, la fame notturna e chi più ne ha più ne metta sulla bilancia, mentre noi ne fissiamo l’ago. E adesso sappiamo che ci si mette anche il cervello, che ci abbassa il metabolismo e si ricorda del nostro

grasso, anche se siamo obesi, e si ricordano perfino le cellule. Mi sembra una battaglia impari, troppo impari. E lo so che il nostro cervello è rimasto quello di trecentomila anni fa, quando per mangiare dovevamo cacciare le prede e non c’era bisogno di fare attività fisica correndo a vuoto come scemi, però lottare contro l’evoluzione, il cervello e le cellule mi sembra un po’ troppo. Non siamo Rambo: moriremo prima, ma teniamoci il grasso. Tanto, anche se riuscissimo a dimagrire, avremmo combattuto contro noi stessi invano e vissuto una vita di mer… di merendine (no, pure quelle vanno eliminate, signore mie).

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