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Un branco di lupi robot: ecco il nuovo “sciame militare” della Cina

La Cina ha sviluppato robot militari autonomi capaci di cooperare come un “branco” nelle operazioni di guerra urbana

Un branco di lupi robot: ecco il nuovo “sciame militare” della Cina
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La Cina ha sviluppato sistemi militari autonomi presentando una nuova generazione di robot da combattimento progettati per agire come un vero e proprio “branco di lupi”. Parliamo di unità coordinate, come dimostrano i video trasmessi dalla televisione di Stato, la China Central Television, capaci di collaborare, adattarsi e prendere decisioni in modo collettivo. È questa, per l’appunto, l’evoluzione mostrata in un fresco documentario che racconta come i cosiddetti “lupi robot” stiano trasformando il concetto di guerra urbana grazie all’integrazione con intelligenza artificiale e reti di sensori condivisi.

I lupi robot della Cina

Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, i nuovi robot sviluppati per l’Esercito Popolare di Liberazione cinese (PLA) rappresentano un salto tecnologico significativo rispetto ai modelli precedenti. In primis perché sono passati dall’essere strumenti di supporto individuale a vere e proprie piattaforme di combattimento cooperativo.

Il cuore del sistema? Una rete sensoriale condivisa che funziona come un “cervello collettivo”, permettendo ai robot di comunicare, analizzare l’ambiente e coordinare le azioni in tempo reale. In scenari simulati di combattimento urbano, questi dispositivi operano insieme per ripulire aree complesse, integrandosi anche con droni aerei per missioni congiunte terra-aria.

Ogni unità del branco ha un ruolo specifico: alcune sono dedicate alla ricognizione e alla raccolta di informazioni, altre all’attacco diretto, mentre altre ancora forniscono supporto logistico. I modelli più offensivi possono essere equipaggiati con armi leggere, micro-missili o lanciagranate, mentre i sistemi di controllo includono comandi vocali, console remote e persino dispositivi montati su fucili.

Branchi e sciami

Dal punto di vista tecnico, questi robot mostrano miglioramenti in velocità, capacità di carico e resistenza, riuscendo a operare anche in ambienti difficili. Nonostante l’alto grado di autonomia, resta comunque previsto l’intervento umano per autorizzare l’ingaggio dei bersagli, a dimostrazione di un controllo ancora parzialmente centralizzato.

Il documentario ha inoltre messo in evidenza un ecosistema più ampio di tecnologie senza pilota, tra cui sciami di droni e sistemi laser avanzati. In particolare, il sistema denominato Atlas consente a un singolo operatore di controllare fino a 96 droni con funzioni differenziate, dalla ricognizione all’attacco, grazie ad algoritmi che garantiscono coordinamento e adattamento continuo durante la missione.

Ogni drone è in grado di condividere informazioni e modificare la propria posizione per mantenere una formazione efficiente.

Parallelamente, sono stati mostrati sistemi laser capaci di neutralizzare minacce aeree, distinguendo automaticamente i bersagli più pericolosi. L’innovazione, tra l’altro, si sta estendendo anche al dominio marittimo, con imbarcazioni autonome in grado di pattugliare, evitare ostacoli e intervenire contro obiettivi sospetti.

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