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Cannoni e fuoco di sbarramento: ecco come difendersi da uno sciame di droni

Una chiara dimostrazione è arrivata dalla Corea del Sud. Così gli eserciti possono fermare una delle minacce più insidiose delle guerre moderne

Cannoni e fuoco di sbarramento: ecco come difendersi da uno sciame di droni
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Lo sciame di droni è diventato un vero e proprio incubo per le forze armate di tutto il mondo. Decine di velivoli senza pilota possono infatti attaccare contemporaneamente da quote molto basse, saturando le difese e mettendo in crisi anche sistemi antiaerei progettati per bersagli molto più grandi e veloci. A differenza dei missili, questi droni costano poco, possono essere prodotti in grandi quantità e, soprattutto, sono in grado di colpire da più direzioni nello stesso momento. Non serve più a niente abbattere un singolo velivolo. Al contrario, per respingere la minaccia, bisogna fermare un'intera ondata prima che raggiunga l'obiettivo. Come riuscirci? La Corea del Sud ha offerto un interessante esempio.

Difendersi da uno sciame di droni

La parola chiave è difesa multilivello, cioè la capacità di combinare armi diverse per affrontare bersagli differenti nel giro di pochi secondi. Durante un'esercitazione sulla costa occidentale, l'aeronautica militare di Seoul ha simulato un attacco con uno sciame di 50 droni in volo a bassa quota. Come ha spiegato Reuters, la prima linea di difesa è stata affidata a otto cannoni antiaerei Vulcan, capaci di creare un vero e proprio fuoco di sbarramento grazie all'elevatissima cadenza di tiro.

I sistemi hanno abbattuto 44 droni quasi contemporaneamente, mentre gli ultimi sei sono stati eliminati con un laser portatile e con fucili a pompa impiegati a distanza ravvicinata. L'obiettivo dell'esercitazione era chiaro: dimostrare che nessuna tecnologia, da sola, è sufficiente contro un attacco coordinato.

I cannoni permettono di colpire rapidamente numerosi bersagli, i laser intervengono con precisione sugli obiettivi residui senza consumare munizioni, mentre le armi individuali rappresentano l'ultima barriera quando un drone riesce comunque ad avvicinarsi. L'esercitazione è stata la prima di questo tipo per la Corea del Sud e nasce dall'esperienza maturata negli ultimi anni dopo le incursioni di droni nordcoreani e dalle lezioni osservate sui campi di battaglia in Ucraina e Medio Oriente.

Una strategia da affinare

Il problema per chi “difende” è che gli sciami continuano a evolversi. I droni diventano sempre più economici, autonomi e numerosi, mentre i sistemi difensivi devono essere in grado di individuare decine di bersagli contemporaneamente senza esaurire in pochi istanti munizioni o capacità di ingaggio.

Per questo motivo molti Paesi stanno investendo anche nella guerra elettronica, cercando di disturbare i collegamenti radio o i segnali satellitari che guidano i velivoli, oltre a sviluppare armi a microonde e sistemi di intelligenza artificiale capaci di assegnare automaticamente le priorità ai bersagli.

Secondo Reuters, la Corea del Sud starebbe ampliando la propria flotta di

droni (sia gli strumenti per contrastarli), con migliaia di nuovi velivoli e un massiccio programma di addestramento del personale. L'idea di Seoul? Neutralizzare in pochi secondi i velivoli senza pilota dell'avversario organizzati in sciami.

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