Leggi il settimanale

"Sembrava una medusa". Il mistero dello sciame di droni visto dal pilota Usa abbattuto in Iran

Dalla testimonianza di una misteriosa formazione di droni alle ipotesi su nuove capacità iraniane, il Pentagono e l'intelligence americana cercano ancora una risposta su cosa potrebbe aver visto il pilota dell’F-15 abbattuto

"Sembrava una medusa". Il mistero dello sciame di droni visto dal pilota Usa abbattuto in Iran

Uno sciame di droni che avrebbe assunto una forma simile a quella di una “jelly-fish”, una medusa. Sono queste le parole usate dal pilota del caccia F-15E Strike Eagle abbattuto nei cieli dell’Iran nella quinta settimana dell’operazione Epic Fury, che ha cercato di descrivere cosa ha visto pochi istanti prima di perdere il controllo del jet dal quale ha dovuto eiettarsi.

Secondo quanto riportato da fonti accreditate a conoscenza della testimonianza, il pilota della US Air Force ha parlato di "droni iraniani in volo stazionario, che si muovevano come un'unica entità, in una formazione che ricordava una medusa", e la Cnn, che ha riportato la notizia, afferma che i dati riportati sono stati presi “sufficientemente sul serio da suscitare un dibattito all'interno della comunità dell'intelligence statunitense”.

Il rapporto suggerisce che durante un debriefing successivo all'incidente, il pilota dell'F-15E abbia riferito agli ufficiali dell'intelligence di aver visto: "Diversi droni interconnessi che si muovevano come un tutt'uno, con droni più piccoli sotto quelli più grandi, come gambe. Roba aliena, davvero". Le parole sono state riportate da una fonte al corrente della testimonianza, mentre una seconda fonte ha parlato di un “campo minato di droni" in volo.

Tutte le informazioni, che vengono prese con le dovute riserve dato lo stato di stress a cui può essere sottoposto un pilota abbattuto nel cuore del territorio nemico, recuperato mentre attorno a lui iniziava una caccia all’uomo per il suo copilota, l’ufficiale dei sistemi d’arma che è stato braccato per 36 ore e che si è scoperto successivamente essere stato abbattuto due volte in poco più di un mese, sono ancora oggetto di interpretazione e analisi da parte degli ufficiali dell'intelligence statunitense coinvolti nel debriefing, che non sono concordi sulla “interpretazione della descrizione del pilota dell'F-15 e sulla sua capacità di raccontare l'incidente in modo chiaro”, ma sono sufficienti a sollevare molti interrogativi riguardanti il “cosa” abbiano davvero visto i piloti del caccia caduto in Iran.

Agli interrogativi riguardanti la straordinaria missione di salvataggio che ha tratto in salvo pilota e ufficiale dei sistemi d’arma, braccato dalle Guardie della rivoluzione che gli hanno dato la caccia per 36 ore, ora si aggiungono quelli sulla “medusa” dei pasdaran, dato che la “causa esatta della perdita dell’F-15E” caduto nel trentacinquesimo giorno di guerra non è ancora stata rivelata e ufficialmente confermata, sebbene diversi funzionari abbiano parlato di un “missile di fabbricazione cinese” supportato da un "radar di allerta precoce a lungo raggio in grado di individuare velivoli stealth” che l'Iran aveva ricevuto nei primi giorni della guerra.

L’ipotesi che il caccia americano si sia trovato di fronte a un "campo minato” di droni sembra fantascientifica, magari un'espressione usata “in senso figurato”, scrivono su The War Zone, eppure chiunque abbia assistito nei tempi recenti a uno spettacolo di droni usati per comporre delle coreografie in cielo potrebbe figurarsi una rete di difesa composta dagli stessi droni che potrebbero tranquillamente stazionare a bassa quota, per difendere il perimetro di una struttura ad alto rischio, come se fossero delle “mine volanti” pronte ad esplodere in prossimità di un aereo nemico, o peggio ancora, connesse tra loro con dei cavi, secondo la vecchia tattica adoperata dai palloni di sbarramento, impiegati per difendere obiettivi terrestri da attacchi aerei nella prima metà del XX secolo. Ma se questa medusa composta da droni si muovesse verso un bersaglio, allora si tratterebbe di una cosa diversa, uno sciame di droni potenzialmente offensivi, interconnessi e preprogrammati per eliminare un bersaglio che attribuirebbe ai pasdaran capacità militari sconosciute, e che presumerebbero la fornitura di componenti o quantomeno di know-how da potenze militari avanzate come la Repubblica Popolare Cinese e la Federazione Russa.

E a dimostrare che non si parla di fantascienza, basta citare la capacità della DARPA, l’agenzia del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti responsabile dello sviluppo di tecnologie emergenti e dirompenti per la sicurezza nazionale, che ha recentemente dimostrato di essere in grado di muovere una "costellazione autonoma" di 500 droni parzialmente autosufficiente contemporaneamente.

In un momento storico delicato come questo, in cui il Pentagono declassifica ogni mese decine di video che mostrano Fenomeni Aerei Non Identificati — un tempo li avremmo chiamati UFO — spesso ritenuti il prodotto di programmi segreti e tecnologie impiegate su droni sperimentali, piuttosto che fenomeni riconducibili a ipotetiche civiltà extraterrestri, è inevitabile che un episodio di questo genere alimenti speculazioni.

Ma al netto di tutte le congetture e di tutte le interpretazioni, resta un elemento difficile da trascurare: un pilota da combattimento esperto e ben addestrato afferma di essersi imbattuto in qualcosa di straordinariamente anomalo pochi istanti prima di abbandonare un caccia che vale un centinaio di milioni di dollari nei cieli altamente ostili dell’Iran, e quel qualcosa aveva la forma di una gigantesca “medusa”. Decisamente intrigante.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica