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Difesa

“Il lavoro dei militari Unifil in Libano essenziale per estendere l’autorità dello Stato. Vi spiego perché”

Il generale di divisione Diodato Abagnara è capo missione e comandante di Unifil in Libano. A fine anno inizierà il ritiro

Comandante Unifil in Libano

Nel Libano meridionale è cominciata una fase complicata che prevede l’istituzione graduale di “zone pilota”, piccole aree da cui l’esercito israeliano si dovrebbe ritirare per cedere il controllo a quello libanese. L’accordo è frutto del negoziato tra Israele e governo di Beirut mediato da Washington. Il generale di divisione Diodato Abagnara, capo missione e comandante di Unifil in Libano, spiega a Il Giornale che “le zone pilota, possono essere uno strumento per favorire la progressiva estensione dell’autorità dello Stato libanese nel Libano meridionale, nel quadro degli accordi e dei meccanismi concordati tra le parti”. E avverte: “Si tratta necessariamente di un processo graduale, che richiede fiducia reciproca, coordinamento e un’attenta valutazione delle condizioni sul terreno”.

Non nasconde però che esistono delle criticità sul terreno: “Le principali riguardano la persistenza delle violazioni della Risoluzione 1701, la fragilità del cessate il fuoco, le attività militari lungo la Blue Line, i sorvoli, l’impiego di sistemi d’arma senza pilota, la presenza di ordigni inesplosi, le limitazioni alla libertà di movimento e il rischio che singoli incidenti possano rapidamente degenerare. A ciò si aggiunge l’impatto delle dinamiche regionali, che continuano a influenzare direttamente la situazione nel Libano meridionale”. Parliamo con il generale Abagnara di diversi aspetti della Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite, e soprattutto degli sviluppi più recenti.

Generale, quali sono i motivi per cui è stato deciso di far cessare la missione UNIFIL a fine anno?

“Mi permetta innanzitutto di chiarire un punto fondamentale: qualsiasi decisione sul futuro di UNIFIL spetta esclusivamente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Con la Risoluzione 2790, il Consiglio ha stabilito che il mandato della Missione proseguirà fino al 31 dicembre 2026, prevedendo successivamente un processo ordinato di ritiro. Fino a quella data, UNIFIL continuerà a svolgere pienamente, con imparzialità e professionalità, il mandato conferitole dalla Risoluzione 1701 e dalle successive risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. È naturale che gli Stati Membri discutano dell’evoluzione delle operazioni di pace, dei relativi mandati e delle modalità con cui le missioni delle Nazioni Unite possano adattarsi a un contesto di sicurezza in continua evoluzione. È tuttavia essenziale che qualsiasi fase di transizione avvenga in modo responsabile, graduale e coordinato, evitando vuoti di sicurezza o di coordinamento in un’area che rimane particolarmente sensibile. Per quanto ci riguarda, il nostro compito resta invariato: monitorare la cessazione delle ostilità, mantenere un costante collegamento tra le parti, sostenere il progressivo rafforzamento delle Forze Armate Libanesi, contribuire alla protezione dei civili e creare le condizioni affinché l’autorità dello Stato libanese possa esercitarsi pienamente nel Libano meridionale. UNIFIL continuerà pertanto a operare, fino al termine del mandato, con la stessa determinazione, professionalità e imparzialità che ne hanno contraddistinto quasi cinquant’anni di presenza”.

Quali potrebbero essere le criticità che si aprirebbero subito dopo?

“Il Libano meridionale continua a essere un’area di elevata sensibilità strategica, nella quale la stabilità è strettamente legata all’equilibrio tra sicurezza, dialogo e capacità delle istituzioni statali. Qualunque evoluzione dell’attuale dispositivo dovrà quindi preservare gli strumenti che hanno consentito di contenere le tensioni e ridurre il rischio di escalation. Mi riferisco, in particolare, alla capacità di mantenere aperti i canali di comunicazione tra le parti, facilitare la deconfliction, sostenere il progressivo rafforzamento delle Forze Armate Libanesi e contribuire al consolidamento dell’autorità dello Stato nel Libano meridionale. Ogni giorno i peacekeeper provenienti da quasi cinquanta Paesi facilitano il dialogo operativo, coordinano le attività sul terreno e contribuiscono a prevenire incidenti che, in assenza di efficaci meccanismi di collegamento, potrebbero rapidamente degenerare. Parallelamente, il rafforzamento delle Forze Armate Libanesi costituisce il pilastro di qualsiasi futura architettura di sicurezza. Negli ultimi anni UNIFIL, insieme alla comunità internazionale, ha investito nell’addestramento, nell’affiancamento e nello sviluppo delle capacità delle Forze Armate libanesi, che stanno progressivamente assumendo responsabilità sempre maggiori. La sostenibilità di qualsiasi futura configurazione dipenderà pertanto dalla capacità di garantire una transizione graduale e coordinata, evitando vuoti di sicurezza o di coordinamento. Il rafforzamento delle capacità delle Forze Armate libanesi, il mantenimento di efficaci meccanismi di collegamento e il continuo sostegno della comunità internazionale dovranno procedere di pari passo affinché i progressi conseguiti non vengano compromessi”.

La Missione terminerà il 31 dicembre 2026 con un progressivo ritiro nel 2027. Sarà Lei a guidare questa fase? Quali saranno le principali lessons learned?

“Come previsto dalla Risoluzione 2790 del Consiglio di Sicurezza, il mandato di UNIFIL terminerà il 31 dicembre 2026 e sarà seguito da una fase di ritiro della Missione. Per quanto mi riguarda, fino al termine del mandato affidatomi dalle Nazioni Unite, la mia responsabilità, è garantire che questa fase di transizione sia preparata e condotta in modo ordinato, responsabile e pienamente coordinato con il Governo libanese, le Forze Armate Libanesi e tutti gli attori interessati. Le decisioni relative alla guida della successiva fase di ritiro spettano naturalmente alle Nazioni Unite. UNIFIL lascia un patrimonio di esperienza maturato in quasi cinquant’anni di operazioni in uno degli scenari più complessi del peacekeeping contemporaneo. Molte delle procedure, delle metodologie operative e delle lezioni apprese sviluppate in Libano sono oggi un punto di riferimento anche per altre missioni delle Nazioni Unite. La principale lezione appresa è che il peacekeeping moderno deve sapersi adattare costantemente all’evoluzione del contesto operativo, delle minacce e del quadro politico e militare. Negli ultimi anni abbiamo rafforzato la mobilità della Missione, migliorato la protezione della forza, incrementato l’impiego delle nuove tecnologie, affinato i meccanismi di coordinamento e consolidato l’integrazione operativa con le Forze Armate Libanesi. Ma la lezione più importante va oltre gli aspetti operativi: in un contesto caratterizzato da tensioni permanenti, la capacità di mantenere aperti i canali di comunicazione tra le parti, anche nei momenti più critici, rappresenta uno dei principali strumenti di prevenzione dei conflitti. Questa è probabilmente l’eredità più significativa di UNIFIL: aver dimostrato che una presenza internazionale imparziale, fondata sul dialogo, sulla fiducia reciproca e sul rafforzamento delle istituzioni libanesi, può contribuire concretamente alla pace, alla sicurezza e alla stabilità regionale”.

Lei ha parlato della necessità di adattare continuamente il modo di operare. Quali aggiornamenti delle regole d’ingaggio potrebbero essere discussi?

“Le regole d’ingaggio sono strettamente interdipendenti con il mandato conferito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il mandato definisce i compiti della Missione, mentre le regole d’ingaggio costituiscono lo strumento operativo che consente ai caschi blu di svolgerli in modo efficace, sicuro e nel pieno rispetto dei principi del peacekeeping delle Nazioni Unite. Le eventuali modifiche alle regole d’ingaggio rientrano nei processi decisionali delle Nazioni Unite e non è opportuno formulare ipotesi o entrare nei dettagli operativi. È tuttavia evidente che oggi operiamo in un ambiente profondamente diverso rispetto a pochi anni fa. L’impiego sempre più diffuso di sistemi d’arma senza pilota, l’evoluzione delle minacce, la crescente complessità del contesto e i rischi per il personale richiedono maggiore consapevolezza situazionale, un uso efficace delle nuove tecnologie e un’attenta pianificazione delle attività operative e logistiche. L’obiettivo rimane immutato: consentire alla Missione di attuare pienamente il mandato conferitole dal Consiglio di Sicurezza, garantendo al tempo stesso la sicurezza del personale, la libertà di movimento e il rispetto dei principi di imparzialità, consenso e uso della forza esclusivamente nei casi previsti dal mandato e dalle regole d’ingaggio”.

Quali sono state le difficoltà più grandi che UNIFIL ha affrontato in questi anni?

“La sfida più grande è stata operare in un contesto caratterizzato da un’elevata volatilità, mantenendo al tempo stesso l’imparzialità, la credibilità e la fiducia di tutte le parti. È un equilibrio estremamente delicato, perché una missione di pace può essere efficace soltanto se conserva la capacità di dialogare con tutti gli interlocutori e di svolgere il proprio mandato in modo indipendente. Un’altra sfida fondamentale è stata, ed è tuttora, accompagnare la crescita delle istituzioni di sicurezza libanesi, affinché possano assumere responsabilità sempre maggiori nel Libano meridionale fino a raggiungere una piena ed efficace autonomia. Questo ha richiesto un impegno costante nell’addestramento, nell’affiancamento e nello sviluppo delle capacità, svolto in stretta collaborazione con il Governo libanese e con il sostegno della comunità internazionale. Infine, abbiamo dovuto preservare la fiducia delle comunità locali, continuando a essere una presenza vicina alla popolazione anche nei momenti di maggiore tensione. Il dialogo quotidiano con le autorità locali, i rappresentanti delle comunità e la società civile ha costituito un elemento essenziale per consentire a UNIFIL di svolgere il proprio mandato”.

Qual è stata la reazione dei militari alla perdita di vite tra i caschi blu?

“La perdita di un peacekeeper è sempre un momento di profondo dolore per l’intera Missione. Dietro ogni uniforme ci sono una persona, una famiglia e un Paese che hanno scelto di contribuire alla pace sotto la bandiera delle Nazioni Unite. A tutti loro vanno il nostro rispetto, la nostra gratitudine e la nostra vicinanza. Per chi serve in una missione di pace, questi eventi rafforzano la consapevolezza del valore e della responsabilità del proprio compito. Ricordano che il peacekeeping richiede coraggio, professionalità, disciplina e un profondo senso del dovere, soprattutto quando si opera in contesti complessi ad alto rischio. Come Comandante, avverto una responsabilità particolare nei confronti di ogni uomo e di ogni donna che serve in UNIFIL. Il mio primo dovere è fare tutto il possibile affinché possano operare nelle migliori condizioni di sicurezza, senza mai perdere di vista il mandato affidatoci dal Consiglio di Sicurezza. Il modo più concreto per onorare la memoria di chi ha perso la vita è continuare a svolgere il nostro servizio con la stessa dedizione, professionalità e integrità che hanno sempre contraddistinto i peacekeeper delle Nazioni Unite”.

Come potrebbe avvenire il passaggio dall’esercito israeliano a quello libanese nelle pilot zones e quale ruolo potrebbe avere l’UNIFIL?

“Le pilot zones, zone pilota, possono essere uno strumento per favorire la progressiva estensione dell’autorità dello Stato libanese nel Libano meridionale, nel quadro degli accordi e dei meccanismi concordati tra le parti. Si tratta necessariamente di un processo graduale, che richiede fiducia reciproca, coordinamento e un’attenta valutazione delle condizioni sul terreno. In questo contesto, il ruolo delle Forze Armate Libanesi è centrale, poiché sono l’istituzione dello Stato chiamata ad assumere progressivamente maggiori responsabilità in materia di sicurezza, in conformità con la Risoluzione 1701. UNIFIL non è parte dei negoziati politici tra le parti. Nell’ambito del proprio mandato, continuerà tuttavia a mettere a disposizione i consolidati meccanismi di collegamento e coordinamento, a favorire la prevenzione degli incidenti e a sostenere il progressivo dispiegamento e rafforzamento delle capacità delle Forze Armate Libanesi. Qualsiasi ulteriore ruolo della Missione dipenderà dalle decisioni del Consiglio di Sicurezza e dagli accordi formalmente raggiunti tra le parti. L’obiettivo deve essere quello di garantire che ogni fase del processo si svolga in modo ordinato, coordinato e sostenibile, preservando la stabilità sul terreno ed evitando la creazione di vuoti di sicurezza o di coordinamento”.

Quali sono oggi le principali criticità sul terreno?

“La situazione sul terreno rimane complessa e richiede un costante livello di attenzione. Le principali criticità riguardano la persistenza delle violazioni della Risoluzione 1701, la fragilità del cessate il fuoco, le attività militari lungo la Blue Line, i sorvoli, l’impiego di sistemi d’arma senza pilota, la presenza di ordigni inesplosi, le limitazioni alla libertà di movimento e il rischio che singoli incidenti possano rapidamente degenerare. A ciò si aggiunge l’impatto delle dinamiche regionali, che continuano a influenzare direttamente la situazione nel Libano meridionale. Tutti questi elementi richiedono un costante impegno di monitoraggio, coordinamento, prevenzione e dialogo. È proprio in questo contesto che UNIFIL continua a svolgere. Il proprio ruolo, favorendo il collegamento tra le parti, sostenendo le Forze Armate libanesi e contribuendo a creare le condizioni di maggiore stabilità, che richiedono non soltanto un impegno militare, ma anche istituzioni solide, sostegno della comunità internazionale e coinvolgimento costante di tutti gli attori coinvolti”.

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