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Difesa

La sfida guerra ibrida. Ue, mobilitate le capitali

Verso un piano congiunto contro le minacce russe. Prove dell’Alleanza in Italia, da Bonelli propaganda

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L’allerta dell’asse Europa-Nato resta elevato. Meglio essere pronti a tutti, che non si sa mai, piuttosto che svegliarsi quando il disastro è già avvenuto. Una semplificazione anche banale ma che rende l’idea di come l’Occidente stia fronteggiando la crescente minaccia russa, sia sul piano militare «classico» che su quello ibrido, con l’Italia che resta in prima fila. Del resto il conflitto in Ucraina non si ferma, anche e soprattutto perché ogni volta che si parla di possibile negoziato, a Mosca fanno finta di non sentire. Con buona pace dei «pacifinti» di casa nostra secondo cui per chiudere la guerra basta una telefonata.

Ieri il Comitato militare della Nato, presieduto dall’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone è stato a Kiev in visita ufficiale. «Per ribadire il nostro sostegno incondizionato all’Ucraina. I colloqui si sono concentrati sulle priorità militari e sugli insegnamenti tratti per rafforzare la prontezza operativa degli Alleati di fronte alle minacce», ha spiegato Cavo Dragone. Un sostegno alla base di ogni attività occidentale. E si concentra su un doppio binario, guerra sul campo e ibrida. Agli sconfinamenti di droni ormai quasi quotidiani, il caso dell’attentato fallito all’aeroporto di Lipsia, ma anche decine e decine di sabotaggi informatici, si somma anche un piano per piazzare ordigni in snodi logistici commerciali. «La Russia vuole mettere alla prova la nostra preparazione. Ma prima o poi si verificheranno delle vittime», ha detto Teija Tiilikainen, direttrice del Centro di eccellenza europeo per il contrasto alle minacce ibride. Il Commissario europeo per la Giustizia Michael McGrath conferma che la minaccia ibrida sta aumentando e annuncia che «stiamo rafforzando la nostra capacita di anticipare e individuare le minacce», con le capitali europee che stanno studiando un piano congiunto di emergenza.

E allora, la guarda è e deve rimanere alta, anche nel nostro Paese che nei prossimi giorni ospiterà l’esercitazione Nato contro un’eventuale minaccia nucleare. Tutto pianificato e noto da tempo ma sufficiente ad Angelo Bonelli, deputato Avs, per chiedere spiegazioni al ministro della Difesa Guido Crosetto con un’interrogazione. «Nel pieno di una crisi internazionale che spinge l’Europa al riarmo, l’Italia non può esercitarsi alla guerra nucleare», tuona Bonelli. Gli sarebbe però bastato andare sul sito web dell’Alleanza atlantica per sapere che l’esercitazione, «Steadfast Noon», si tiene ogni anno (nel 2025 fu in Olanda) e il suo scopo è proprio l’opposto di quanto dichiarato da Bonelli: non la guerra nucleare ma la deterrenza nucleare. Un’attività di addestramento di routine, non collegata ad alcun evento mondiale in corso e, dulcis in fundo, senza l’utilizzo di armi vere anche per gli aerei che, in orari già stabiliti e comunicati pubblicamente, partiranno dalle basi di Ghedi, Aviano, Amendola, Gioia del Colle e Trapani. Prevenzione dunque, non guerra. Come il momento storico richiede.