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Difesa

Mosca cambia la guerra dei droni: i nuovi UAV russi volano a 600 km/h e costano sempre meno e Kiev teme il blitz d’inverno

La produzione accelera grazie anche alla stampa 3D delle turbine. La maggiore velocità riduce i tempi di reazione della difesa ucraina e aumenta la pressione sulle infrastrutture energetiche

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Un attacco con droni russi in una immagine del 2 luglio 2026

La trasformazione della componente russa senza pilota introduce una nuova variabile nel confronto tra capacità offensive e difesa aerea ucraina. L’impiego crescente di velivoli a propulsione a getto, unito all’espansione della capacità industriale, sta modificando i tempi di reazione dei sistemi d’intercettazione e il rapporto economico tra vettori d’attacco e strumenti difensivi. Secondo quanto riferito da The Economist, Mosca avrebbe inoltre acquisito, aggirando le restrizioni occidentali, apparecchiature avanzate per la manifattura additiva destinate alla produzione di componenti delle turbine. Una dinamica che avrebbe contribuito a ridurre il costo unitario dei nuovi UAV.

Cosa sappiamo

L’evoluzione industriale riguarderebbe in particolare la realizzazione delle componenti delle turbine attraverso sistemi avanzati di manifattura additiva. L’utilizzo della stampa 3D consentirebbe di produrre geometrie complesse riducendo alcune lavorazioni meccaniche convenzionali e, soprattutto, di rendere più facilmente replicabile la produzione su larga scala. Le valutazioni riportate da altra stampa internazionale collocherebbero il costo di un drone a reazione russo in una fascia compresa indicativamente tra 50.000 e 70.000 dollari, con margini di ulteriore riduzione legati all’incremento dei volumi. In parallelo, i dati diffusi a fine agosto indicherebbero un aumento significativo degli impieghi: oltre 2.500 velivoli a propulsione a getto sarebbero stati utilizzati in agosto, rispetto ai circa 1.500 del mese precedente. Se confermata, la progressione evidenzierebbe non soltanto una maggiore disponibilità di piattaforme, ma anche la capacità di integrare rapidamente nuove tecnologie nella filiera produttiva.

Velocità e pressione sulla difesa

Il principale elemento di discontinuità sarebbe rappresentato dalla velocità. Le varianti a reazione della famiglia Geran-Shahed sarebbero accreditate di prestazioni sensibilmente superiori rispetto ai modelli dotati di motore a pistoni, con alcune configurazioni indicate fino a circa 600 km/h. Tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, Mosca avrebbe impiegato circa 1.500 UAV in quattro giorni, dei quali approssimativamente 800 a propulsione a getto. La maggiore velocità ridurrebbe la finestra disponibile per l’individuazione, l’identificazione e l’ingaggio, aumentando la pressione sui sistemi terrestri e sugli intercettori a basso costo. Le valutazioni disponibili indicherebbero inoltre che, durante alcune incursioni recenti, la percentuale di abbattimento dei modelli a reazione sarebbe stata sensibilmente inferiore a quella registrata contro le versioni più lente. Per Kiev la risposta passerebbe quindi anche dallo sviluppo di intercettori più rapidi ed economicamente sostenibili, con almeno quattro programmi nazionali sottoposti a valutazione o sperimentazione.

La rete energetica nel mirino

L’evoluzione della minaccia assumerebbe particolare importanza in vista della stagione invernale, quando la vulnerabilità delle infrastrutture energetiche potrebbe trasformarsi in un moltiplicatore degli effetti delle incursioni. Secondo analisti l’attenzione russa potrebbe concentrarsi non soltanto sugli impianti di generazione, ma anche sulle sottostazioni ad alta tensione, la cui neutralizzazione potrebbe compromettere la trasmissione e la distribuzione dell’elettricità anche senza colpire direttamente le centrali. In questo quadro, quantità, velocità e riduzione dei costi di produzione potrebbero consentire a Mosca di esercitare una pressione prolungata attraverso attacchi numericamente elevati, costringendo la difesa ucraina a impiegare risorse più sofisticate contro vettori relativamente economici. Le recenti interruzioni e i danni registrati alle infrastrutture energetiche confermerebbero inoltre come la componente senza pilota stia assumendo un ruolo sempre più centrale nella strategia di logoramento delle capacità industriali e logistiche ucraine.

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