Ha da poco varato la sua terza portaerei e ne ha almeno un'altra, al momento ancora top secret, in fase di costruzione. Programma esercitazioni sempre più ambiziose spingendosi ormai quasi regolarmente ben oltre il cortile di casa. I suoi cantieri sfornano navi da guerra a un ritmo tale da far impallidire gli Stati Uniti. In più ha iniziato a sperimentare nuove tecnologie temibili nel tentativo di rafforzare ulteriormente la cooperazione tra Marina e aviazione. La Cina prosegue a vele spiegate verso i suoi due obiettivi militari: trasformare l'Esercito Popolare di Liberazione (PLA) in una forza di livello mondiale entro il 2035, prima di completarne la modernizzazione entro il 2027. Lo sviluppo delle portaerei, in particolare, è diventato un dossier fondamentale nell'agenda di Xi Jinping.
La terza portaerei della Cina
La Fujian è la terza e fin qui ultima portaerei varata dalla Cina. A differenza della Liaoning e della Shandong è stata progettata interamente da Pechino ed è anche la prima imbarcazione del PLA dotata di un sistema di decollo a catapulta elettromagnetica (anziché della più tradizionale tecnologia di lancio a trampolino) e di moderni sistemi di blocco che consentono agli aerei una rapida decelerazione in fase di atterraggio.
Di recente, tra un test in mare aperto e l'altro, i media d'oltre Muraglia hanno diffuso un'altra informazione rilevante: in attesa di conferme ufficiali, non ancora arrivate nel momento in cui scriviamo questo articolo, la Fujian dovrebbe essere dotata di un sistema attivo di difesa anti siluro (ATT) che le conferirà una capacità di "distruzione totale" contro i sottomarini occidentali più avanzati.
Questo colosso ha infatti a disposizione un lanciatore di siluri leggero a sei tubi da 324 millimetri che sostituisce i lanciatori di bombe di profondità a 12 tubi presenti sulle portaerei precedenti. Il sistema sembra appunto essere stato progettato come risposta diretta alla minaccia rappresentata dai sottomarini d'attacco di classe Seawolf e di nuova generazione SSN(X) della Marina statunitense.
L'intercettore difensivo avanzato della Fujian utilizzerebbe un sistema sonar a banda larga per distinguere i bersagli reali dai falsi bersagli e un propulsore a getto con pompa a magneti permanenti ad alta coppia, in grado di accelerare l'arma fino a 50-60 nodi in tre secondi per tracciare siluri altamente manovrabili. Si tratta di una svolta rilevante per la Cina e il motivo è presto detto: le portaerei del Dragone sono fin qui state progettate per operare vicino alle coste del Paese, sotto la copertura di reti missilistiche terrestri e aerei e senza essere dotate di sistemi di difesa di bordo completi.
L'integrazione con gli aerei militari
Negli ultimi due decenni la Marina cinese ha lavorato a lungo per avere a disposizione una forza di portaerei efficace e performante. Il think tank International Institute for Strategic Studies ha fatto presente che un elemento chiave di questo processo è la piena integrazione tra le unità navali e l'aviazione imbarcata.
Il Dragone ha quindi intensificato l'addestramento dei caccia J-15, preparando non solo i piloti, ma anche il personale di coperta responsabile della movimentazione, del rifornimento e della manutenzione dei velivoli. Le esercitazioni, in ottica Fujian (e non solo), si svolgono su una pista terrestre che riproduce fedelmente il ponte di una portaerei, consentendo di simulare l'intero ciclo operativo di decollo e appontaggio. Chiara l'intenzione: rendere pienamente operativa la nuova portaerei, dotata come detto di catapulte elettromagnetiche che permettono ai più moderni J-15T di decollare con carichi maggiori rispetto alle precedenti Liaoning e Shandong.
La Fujian sarà inoltre in grado di imbarcare una componente aerea più avanzata, comprendente anche i futuri caccia stealth J-35, gli aerei radar KJ-600 e i velivoli per guerra elettronica J-15D. Attenzione però, perché l'aviazione imbarcata non è semplicemente un'estensione delle operazioni delle forze aeree terrestri. I piloti devono padroneggiare le operazioni notturne, i recuperi in condizioni meteorologiche avverse, i cicli di lancio e recupero ad alta velocità, i complessi ambienti elettromagnetici e le esigenze uniche di operare da un ponte di volo in movimento in mare. Il passaggio dalle operazioni con rampa di lancio a quelle con catapulta elettromagnetica aggiunge inoltre un ulteriore livello di complessità niente affatto scontato da padroneggiare.
PLAN Amphibious Ambition: China’s Dual Paths to Cross-Strait Dominance Visible
— MT Anderson (@MT_Anderson) October 10, 2025
PLAN Power Check: Imagery (Sept 29) from Longxue Island's COMEC Shipyard shows two strategic tracks for amphibious lift: continued production of logistics assets and high-tech combat… pic.twitter.com/VUUH96OTkO
La costruzione di una maxi nave da rifornimento
C'è dell'altro. Come ha spiegato il portale The War Zone, in un cantiere navale nella Cina sudorientale sta prendendo forma una nave di dimensioni enormi e dall'aspetto imponente. Dovrebbe trattarsi della più grande imbarcazione da rifornimento navale al mondo, utilissima per consentire alle portaerei a propulsione convenzionale della Marina cinese, ai loro gruppi aerei e alle loro scorte di operare per periodi prolungati lontano dalle coste cinesi e dai porti amici.
Il mezzo è in lavorazione presso un cantiere navale sull'isola di Longxue, non distante da Guangzhou, in un sito gestito da una filiale della China State Shipbuilding Corporation (CSSC). In base alle immagini satellitari, la nave è lunga circa 270 metri e larga 37 metri nel punto più ampio. Presenta una sovrastruttura a prua con alette trasparenti per un grande ponte di comando e un albero in cima, con una sovrastruttura separata a poppa e i fumaioli posizionati davanti ad essa.
Secondo quanto riportato da Jane's, la forma dello scafo è ampia e piatta, con una sezione centrale piena ottimizzata per il volume piuttosto che per la sola velocità, una caratteristica associata alle grandi navi ausiliarie di flotta progettate presumibilmente per trasportare carburante, provviste secche e munizioni per i gruppi d'attacco delle portaerei.
La nebbia è ancora fitta ma un fatto appare ormai evidente: il rifornimento in mare rappresenta una capacità strategica imprescindibile per qualsiasi Marina che voglia sostenere operazioni prolungate in alto mare senza dipendere da porti o basi logistiche alleate. Per la PLAN questa esigenza è diventata ancora più pressante con l'espansione della propria flotta di portaerei a propulsione convenzionale che richiedono un flusso continuo di carburante non solo per la navigazione, ma anche per i rispettivi gruppi aerei imbarcati.
Da considerare, inoltre, il fabbisogno logistico delle navi di scorta che accompagnano i gruppi d'attacco, anch'esse alimentate con propulsione convenzionale e quindi dipendenti da regolari operazioni di rifornimento. In caso di conflitto, le unità logistiche assumono inoltre un ruolo decisivo nel trasporto di munizioni e altri materiali essenziali verso le navi schierate in prima linea.
La crescente frequenza delle operazioni che coinvolgono interi gruppi portaerei conferma insomma come Pechino stia investendo nello sviluppo di una catena logistica in grado di sostenere una presenza navale sempre più estesa e continuativa lontano dalle proprie coste.
A partire dal 23 luglio sarà necessario aggiornare la password del tuo account.
Segui la procedura guidata "Hai dimenticato la password?", tutti i dati e le informazioni del tuo profilo rimarranno invariati.