La Nato ha approvato un significativo aggiornamento del proprio dispositivo permanente nei Paesi baltici, trasformando l’attuale Baltic Air Policing in una più articolata attività di Air Defence. La decisione amplia il mandato della componente aerea, autorizzando i velivoli impiegati a intervenire anche contro obiettivi ritenuti una minaccia per la sicurezza dei Paesi membri. La modifica risponde al progressivo deterioramento della situazione di sicurezza sul fianco orientale dell’Europa e alla necessità di assicurare una capacità di reazione più rapida e flessibile in presenza di eventi che possano compromettere la difesa collettiva.
Cosa sappiamo
Il dispositivo Baltic Air Policing è stato istituito nel 2004, contestualmente all’ingresso di Lituania, Lettonia ed Estonia nella Nato. I tre Paesi, privi di una propria componente di caccia intercettori, affidano la sorveglianza e la difesa del proprio spazio aereo ai contingenti messi a disposizione, a rotazione, dagli Stati alleati.
Nella configurazione originaria il compito principale consisteva nell’identificazione, nell’intercettazione e nella scorta degli aeromobili militari che operano nelle aree adiacenti ai confini baltici, in particolare lungo il corridoio compreso tra l’exclave russa di Kaliningrad, il Golfo di Finlandia e lo spazio aereo internazionale prospiciente Estonia, Lettonia e Lituania. L’attività rientra nelle procedure Nato di Quick Reaction Alert (QRA), che prevedono il decollo immediato dei caccia per identificare contatti radar sconosciuti o velivoli che non rispettano le procedure internazionali di volo, ad esempio per la mancata presentazione del piano di volo, l’assenza di collegamenti radio con il controllo del traffico aereo o il mancato utilizzo del transponder.
Dal 2014, in seguito all’annessione della Crimea da parte della Federazione russa, il dispositivo è stato progressivamente potenziato mediante l’aumento dei velivoli schierati, l’impiego di ulteriori basi aeree e la partecipazione contemporanea di più contingenti appartenenti ai Paesi dell’Alleanza.
Nuove regole d’ingaggio e maggiore capacità di risposta
Il nuovo mandato introduce un’importante revisione delle Rules of Engagement (ROE), ampliando le possibilità d’intervento degli equipaggi in presenza di minacce aeree ritenute concrete. Oltre alle tradizionali attività di identificazione e deterrenza, i caccia potranno adottare misure di neutralizzazione nei confronti di oggetti considerati un rischio immediato, nel rispetto della catena di comando della Nato e del diritto internazionale applicabile.
Secondo le autorità lituane, il precedente modello era stato concepito per una fase caratterizzata da condizioni di stabilità, nella quale il ruolo dei velivoli consisteva principalmente nell’intercettazione e nell’accompagnamento degli aeromobili, con finalità di sorveglianza e deterrenza. L’attuale scenario strategico, caratterizzato dall’intensificazione delle attività militari e dalla maggiore presenza di sistemi senza pilota, richiede invece una capacità d’intervento più ampia.
Nel corso del 2025, per la prima volta dalla sua istituzione, il dispositivo ha fatto ricorso all’impiego delle armi contro droni ritenuti penetrati accidentalmente nello spazio aereo di Estonia e Lettonia. L’episodio ha rappresentato un precedente nell’impiego delle capacità di difesa aerea dell’Alleanza. Le nuove disposizioni mirano inoltre a ridurre i tempi di reazione e a migliorare l’integrazione tra sorveglianza radar, sistemi di comando e controllo e componente aerea.
L’importanza del fianco nord-orientale
L’area baltica rappresenta uno dei principali punti di attenzione della pianificazione strategica della Nato. La vicinanza con la Federazione russa, la presenza dell’exclave di Kaliningrad, l’intensificazione delle attività militari nel Mar Baltico e l’importanza delle linee di comunicazione tra gli Stati membri conferiscono alla regione una rilevanza strategica sotto il profilo della sicurezza.
I caccia dell’Alleanza continuano a decollare ogni volta che vengono rilevati aeromobili militari nelle aree prossime ai confini dei Paesi baltici, svolgendo attività di identificazione visiva e monitoraggio secondo le procedure previste. Tra gli episodi più significativi figura quello avvenuto nel 2024, quando velivoli Nato furono fatti decollare dopo che un caccia russo Su-35 aveva raggiunto una petroliera appartenente alla cosiddetta “shadow fleet” durante un’attività condotta dalle autorità estoni. In quella circostanza non si registrò alcuna interazione diretta tra gli aeromobili delle due parti.
La revisione del mandato modifica in modo sostanziale il ruolo del dispositivo nei Paesi baltici, attribuendo alla componente aerea competenze più ampie
rispetto al passato. La decisione rientra nelle misure adottate dalla Nato per rafforzare il sistema di difesa sul fianco orientale, incrementando la capacità di risposta e la protezione dello spazio aereo degli Stati membri.