Droga, non si ferma la guerra agli stratagemmi dei narcos

La droga sequestrata 9 volte su 10 è la stessa: cocaina pura in cristalli a chili ogni settimana recuperata all’aeroporto di Fiumicino, «porta» d’ingresso in Italia seconda solo dopo il porto di Gioia Tauro, tra i crocevia più battuti dai narcotrafficanti sudamericani. Anche perché lo scalo si trova a pochi chilometri da Ostia, dove da anni si combatte una guerra tra clan mafiosi che spadroneggiano nel Lazio e su tutto il litorale. Quelle che cambiano piuttosto sono le modalità e le strategie messe in atto dai narcos per importare la droga senza essere scoperti. È noto, del resto, che se centinaia di chili di droga vengono puntualmente sequestrati altri ingenti quantitativi riescono a passare inosservati. Come?
I narcotrafficanti si sono evoluti. Le tecniche usate sono le più disparate: droga nascosta nelle panciere, nelle cinte, in minuscoli doppifondi ricavati nelle valigie, mescolata tra i dolciumi e liquori, pressofusa con la plastica di trolley e valigie, inserita nelle cavità dei fili delle antenne, occultata dentro notebook e macchine fotografiche. E stiamo parlando solo del settore passeggeri, senza contare il comparto merci e quello della posta. In questo caso la situazione diventa ancora più difficile da tenere sotto controllo. La droga - quando è stata intercettata - è stata scoperta all’interno di spedizioni di mattoni, lapidi di marmo, nei ricambi di automobili, occultata nelle paratie degli aerei. E persino trasportata da insospettabili «corrieri». Come nel caso dei due steward della Varig arrestati nel 1994 con tre valigie piene di cocaina: 42 chili per svariati miliardi di lire.
Motivo per il quale finanzieri, doganieri e poliziotti sono stati inviati a frequentare dei corsi di specializzazione svolti da docenti qualificati, con la collaborazione degli 007 americani dell’Fbi, con lo scopo di aggiornarli sulle nuove mille diavolerie inventate dai narcos colombiani. Come nel caso dell’ultima operazione sventata a Fiumicino: 30 chili di cocaina pura (2 milioni di euro il valore complessivo), sciolta attraverso un sofisticato procedimento chimico e poi lasciata assorbire su magliette, slip e jeans, poi stipati in quattro valigie. Droga davvero difficile da scovare, persino per un pool di investigatori esperti, con encomi da tutto il mondo e corsi di specializzazione. Parlando di Fiumicino è come cercare un ago in pagliaio: 600, 700 voli che ogni giorno atterrano e decollano, 70mila in media i passeggeri in transito; che diventano oltre 100 mila durante le feste e nei periodi di picchi estivi. Se al numero dei passeggeri moltiplichiamo per due quello delle valigie a testa, il lavoro per gli investigatori diventa davvero arduo. È qui che entra in aiuto dell’uomo il prezioso e quasi infallibile olfatto dei cani antidroga. È stato grazie a questi straordinari quadrupedi se è stata individuata la montagna di «polvere d’angelo» intrisa nei vestiti destinata a rifornire i mercati della droga del litorale romano e del Centro Italia.

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