E per «Repubblica» la moda è anti Cav

RomaAnche quell’incedere finto spavaldo dei macho-modelli sulle passerelle milanesi può essere tramutato in un calcio negli stinchi a chi oggi siede a Palazzo Chigi. Un po’ come il «piove governo ladro». Basta schiacciare il bottone della crisi e del siamo con le pezze al sedere per lanciare l’informazione giusta. È la moda di Repubblica che ieri dava ampio spazio alla moda degli ometti. «Rock e operaio», sintetizzava così il servizio dedicato alle sfilate in corso. Un trend del momento come quello di largo Fochetti, impegnato comunque a vestire le notizie con l’abito casual ma sempre in voga dell’antiberlusconismo.
«Mentre a Pomigliano sfilano i metalmeccanici della Fiat e in tutta Italia i lavoratori sono mobilitati in difesa del posto di lavoro, da Prada sfilano modelli, in versione chic, di operai, carpentieri, camalli e infermieri», dava conto il quotidiano di Ezio Mauro. Basta una pence più sghemba del dovuto, una divisa che sembra una tuta da lavoro e oplà: ecco il messaggio più o meno subliminale. «Prada si rifà al mondo del lavoro dimostrando una forte attenzione al sociale, con una collezione che ridisegna la divisa da operaio in chiave concettuale». Cosa sia questa chiave concettuale non è dato sapere, mentre si sa per certo che un manovale dell’Alfa difficilmente andrà a comprarsi un pullover in una boutique di Miuccia. Ma comunque bene così, conta il pensiero, la vicinanza, l’attenzione all’umile. Soprattutto in un momento di incertezza, di tempi cupi all’insegna del «tiriamo la cinghia» e dello spettro della cassa integrazione. Sommario: «A Milano si sfila mentre l’Italia è mobilitata per la crisi. E Miuccia crea lavoratori chic imitando le divise da lavoro. Per non dimenticare». Non dimenticare, insomma, che si suda, si soffre, ci si spacca la schiena, si rischiano stipendi e posti di lavoro. L’inno al proletariato casca a fagiolo e Repubblica veste Prada. I nuovi modelli sono vestiti così: «Hanno scarpe con la tripla suola “salvavita” e i loro abiti si rifanno alle divise da lavoro, con grossi bermuda e sacchetti porta-utensili strette in vita. I colori vanno dal verde all’arancio, dal rosso all’azzurro delle bluse camicie, tipiche degli infermieri».
Evviva le salopette da manovale e i grembiuli da medici e paramedici, anche loro toccati dalla manovra lacrime e sangue. Roba da far venir voglia di «pugni chiusi» e «bandiera rossa la trionferà». D’altronde, alla sfilata, l’avviso estetico era quello anche dal punto di vista ambientale: una lunga passerella in griglia di metallo termosaldato tra colonne di cemento armato. Un po’ minimalista, un po’ proletario. Che poi il muratore di New York, il carpentiere di Milano o il saldatore di Pomigliano difficilmente potrebbe indossare giacchette color salmone sopra calzoni corti color sabbia è un altro paio di maniche ma tant’è. Si tratta di codici, di look, di linguaggi estetici ed etici. Perché accanto alle giacche tre bottoni un po’ sciancrate e ai cardigan striminziti c’è pure l’attenzione al sociale e alla sicurezza nei cantieri. Le suole delle scarpe sono isolanti, i calzoni hanno porta utensili applicati alla cintura e compaiono perfino le mascherine da saldatore.

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