E il sindaco si prepara alla sfida con la Lega

«I clandestini che non hanno un lavoro regolare normalmente delinquono». Chi sente la frase di Letizia Moratti al bar, la considera un po’ leghista e un po’ un’ovvietà. Nella categoria dei probabili delinquenti non rientra neppure la baby sitter dei figli: non è a posto con il permesso di soggiorno, ma un lavoro regolare bene o male lo ha. Nessuno si stupisce troppo di leggere una simile tesi su un giornale e neppure in uno studio di sociologia, se infiocchettata con parole eleganti e di colore scientifico.
Come recita l’ultimo rapporto del Viminale sulla criminalità in Italia, «gli stranieri regolari hanno una delittuosità non molto dissimile dalla popolazione italiana». Basta poi ricorrere al buon senso e integrarlo con qualche dato statistico per accorgersi che la percentuale di persone che commettono reati è molto più alta tra chi vive in condizioni di clandestinità e per di più è senza lavoro regolare.
Allora perché tante polemiche se a esprimere il concetto è Letizia Moratti, il sindaco di Milano nota anche con il soprannome di lady di ferro? Perché modi e toni non sono da Letizia Moratti. Lei non è certo la tipica cliente di un bar e per voler tornare alla politica, non è un’esponente della Lega di lotta e di governo. Non è il lumbard Matteo Salvini e nemmeno il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Da qui lo stupore: dalla moderata ex ministro del Pdl non ci si aspettano slogan né analisi intimorite ma risposte, soluzioni in grado di risolvere i problemi. La propaganda non è nel suo stile.
Il fatto è che Milano è già in campagna elettorale per le Comunali del 2011 e, oltre alla consueta contesa con lo sfidante di sinistra, è aperta la caccia all’elettore del Pdl attratto dalle sirene della Lega. Così può succedere che arrivino dichiarazioni di gusto padano anche durante un convegno organizzato dall’Università Cattolica dal conciliante titolo «Per un’integrazione possibile». Parole strane in bocca a un sindaco che ha difeso un piano di «accoglienza nella legalità» rivolto agli abitanti dei campi nomadi, fatto di sgomberi ma anche di integrazione per i rom che rispettano le regole.
Ma adesso c’è aria di voto e il timore è che la Lega si allarghi in Comune, dopo aver aumentato le percentuali in Regione, senza però riuscire a sfondare come è accaduto in Veneto o in Piemonte, dove la vittoria di Roberto Cota garantisce consensi in crescita al Carroccio nei prossimi anni. A Milano, alle comunali del 2006, la Lega era ferma al 3,8 per cento, un minimo storico.
La Lombardia è la roccaforte del Nord più saldamente in mano al Pdl, anche perché Roberto Formigoni ha rivendicato e difeso il federalismo regionale su cui gli ex secessionisti della Lega vorrebbero mettere il timbro. Così fa la Moratti con sicurezza e lotta all’immigrazione clandestina: mantiene i toni alti su argomenti che la Lega cerca di accaparrarsi in esclusiva. L’obiettivo è tranquillizzare gli elettori del Popolo della libertà e evitare che decidano di votare il partito di Bossi per sentirsi più garantiti.
Il messaggio è che i milanesi sono ben difesi dal Pdl, anche se urla meno. Se poi in campagna elettorale scappa qualche frase qualunquista, può essere considerato il male minore. À la guerre comme à la guerre.

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