Ecco come Button ha creato il nuovo Hamilton

Lewis Hamilton è finalmente diventato grande. E nel far crescere il ragazzo, nell’indicargli la via verso la completa maturità non sono stati il padre, la famiglia, il team o lo psicologo di turno. No. Il merito va a quella simpatica faccia da schiaffi del campione del mondo in carica: Jenson Button. Con l’arrivo accanto a Lewis del biondo playboy - l’unico ormai rimasto, fra piloti troppo presi da playstation e social network - è successo che Lewis ha compreso di dover, volente o nolente, aprire gli occhi. E nel farlo ha visto parecchie cosine che rischiavano di sfuggirgli: per esempio che i Sudditi di Sua Maestà stravedono per il biondo ex Brawn Gp nonostante sia evidentemente dotato di minor talento in pista. E perché fanno ciò?, si è domandato. Semplice: lo amano perché sorride con garbo e ama godersi la vita e il padre ce l’ha al seguito non perché si debba far consigliare o gestire, bensì per controllarlo visto che di annetti, il sciur John, ne ha parecchi. Tutt’altra cosa rispetto a babbo Anthony che tutto ha fin qui governato nella vita e carriera di Lewis. E si sa, gli inglesi sono tutto tranne che un popolo di mammoni o di papà dipendenti.
Da questa consapevolezza è così nato il nuovo Hamilton. Quello che ha ricucito in fretta il rapporto con la ex fidanzata cantante, altrimenti come avrebbe mai retto, davanti ai tifosi, il confronto con il biondo Jenson specializzato nel festeggiare le vittorie appartandosi nel proprio caravan con la fidanzata modella e chissenefrega se i giornalisti restavano per ore ad attenderlo fuori. Quando apriva la porta bastava un suo sorriso da figlio di... per addomesticare ogni tensione. Insomma, Lewis ha finalmente compreso che per entrare davvero nel cuore dei tifosi e della sua gente non era più sufficiente solo l’enorme talento ricevuto in dote dal Dio dei motori, bensì serviva e serve dimostrare che lui non è l’uomo computer che dice ciò che gli altri gli dicono di dire, che incappa in gaffe o bugie (come a inizio della passata stagione quando venne redarguito dalla Fia). Per farlo ha scelto la via più difficile ed esplicita: si è svincolato dal padre-ombra-manager, ormai più manager che padre visto che Lewis ha poi spiegato: «Papà non ha mai mancato un mio Gp o una mia corsa anche da ragazzino, abbiamo sempre girato assieme, era ed è quasi più famoso di me, la gente chiede spesso di lui non di me e questo è bello, questo continuerà...». Ancora: «E poi se sono qui è grazie a lui, ma ormai ha portato a termine il suo compito... So fare da me e, soprattutto, ho bisogno di mio padre, quello che non deve curare interessi, ma solo dare consigli a un figlio».
Guarda caso proprio come Button che al suo daddy non chiede altro se non di sapere dove è andato a ballare, a bere in compagnia e a spassarsela. Entrambi felici, entrambi sciupafemmine. Altro che manager...

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