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L’arresto del principe al-Walid bin Talal fu un complotto interno alla famiglia reale saudita?

La detenzione per corruzione di una delle figure di spicco della dinastia al-Saud sarebbe stato la conseguenza di un intrigo di corte

al-Walid bin Talal al-Saud durante un’intervista a Bloomberg, 2019
al-Walid bin Talal al-Saud durante un’intervista a Bloomberg, 2019

Il principe al-Walid bin Talal al-Saud è tra i personaggi più in vista, ammirati e invidiati della famiglia reale al-Saud. Uomo d’affari, filantropo, dirigente sportivo, al-Walid è uno degli uomini più ricchi del mondo e vanta un eccellente acume negli affari, che lo ha portato a costruire un vero e proprio impero finanziario. Nel 2017 la sua stella in costante ascesa iniziò ad appannarsi a causa di gravi accuse che, secondo le indiscrezioni, sarebbero il risultato di un complotto orchestrato dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.

Affari e diritti delle donne

Il 70enne al-Walid bin Talal al-Saud è il nipote diretto di Re Abd al-Aziz, il fondatore e primo Re d’Arabia Saudita (1876-1953). Il principe è anche lo zio paterno dello sfortunato al-Walid bin Khalid bin Talal al-Saud, conosciuto sui media come “il principe addormentato”, rimasto in coma per vent’anni, dopo un incidente automobilistico e morto lo scorso luglio.

Nel 1980 al-Walid fondò la Kingdom Holding Company, una delle società più importanti del mondo. La Holding è lo “scrigno”, chiamiamolo così, in cui sono (o sono state) custodite le quote delle società acquistate dal principe nella sua lunga carriera imprenditoriale: da Boeing ad Amazon, da Disney a Fox News.

Stando a Forbes nel 2016 il principe era al 41° posto nella classifica degli uomini più ricchi del pianeta, con un patrimonio netto di 17,3 miliardi di dollari. Nel 2025, precisa Forbes Middle East, al-Walid era al primo posto come arabo più ricco del mondo, con un patrimonio netto di 16,5 miliardi di dollari.

Il nobile saudita è conosciuto anche per le sue posizioni liberali. Nel 2016, riporta la Bbc, si schierò contro il divieto di guida imposto alle donne saudite (revocato il 24 giugno 2018: l’Arabia Saudita era rimasto l’unico Paese in cui le donne non potevano guidare).

L’arresto

Il 4 novembre 2017, riporta il Time, la fortuna e l’immagine di al-Walid iniziarono a scricchiolare. Il principe ereditario Mohammed bin Salman avrebbe ordinato un giro di vite all’interno della dinastia al-Saud, del governo e del mondo finanziario saudita, con il conseguente arresto di 11 principi, tra cui proprio al-Walid bin Talal.

Bin Salman avrebbe fatto arrestare anche il ministro dell’Economia Adel Fakeih, il principe Mutaib, ministro della Guardia Nazionale (anche quest’ultimo nipote del primo Re d’Arabia Saudita) e il principe Mohammed bin Nayef, che è stato principe ereditario subito prima di Bin Salman (ed è un altro nipote di Re Abd al-Aziz).

Il 29 aprile 2015, infatti, Re Salman aveva nominato bin Nayef Principe della Corona, ma il 21 giugno 2017 lo aveva sostituito con suo figlio, Mohammed bin Salman. L’accusa sarebbe stata la stessa per tutti: corruzione. Non solo: questa sarebbe stata solo la prima fase di quelle che la stampa soprannominò “le purghe” di Mohammed bin Salman e che durarono fino al gennaio 2019.

I principi arrestati, riportano il Guardian e il New York Times, sarebbero stati rinchiusi nell’Hotel Ritz-Carlton a Riyadh, dove, sempre secondo indiscrezioni, avrebbero subìto torture fisiche e psicologiche.

Una fonte del Guardian rivelò: “La prima notte [di detenzione] tutti furono bendati e quasi tutti subirono quella che l’intelligence egiziana chiama ‘la notte delle percosse’. Alle persone venne chiesto se sapevano per quale motivo fossero lì. Nessuno lo sapeva. La maggior parte venne picchiata, alcuni con violenza. C’erano altre persone legate al muro, in posizione dolorose. Andò avanti per ore e tutti i carcerieri erano sauditi. [Tutto ciò] era stato organizzato per ammorbidire [i detenuti]. E poi, il giorno dopo, [cominciarono] gli interrogatori”.

Dietro le accuse

Lo scandalo causato dalle accuse di corruzione provocò il crollo del 9,9% delle azioni della Kingdom Holding Company. Le incriminazioni formulate contro al-Walid, gli altri principi, i politici e gli imprenditori però, non convinsero fino in fondo i media. Secondo molti, infatti, bin Salman avrebbe usato l’accusa di corruzione come pretesto per rafforzare e accentrare il suo potere ancora non del tutto stabile.

Come sottolinea il Time, infatti, “la nomina di [bin Salman] a principe ereditario ha sovvertito decenni di tradizione reale, estromettendo l’ex principe della Corona Mohammed bin Nayef, che era il preferito di Washington”. La detenzione nell’hotel Ritz-Carlton avrebbe dovuto intimidire gli eventuali avversari politici.

Il Time scrive ancora: “Analisti e diplomatici…suggeriscono che alcuni reali siano stati scelti per l’arresto perché possedevano un potere indipendente dal principe della Corona…La retata di personaggi sauditi di alto livello non risparmiò quelli che avevano espresso il loro sostegno a Mohammed bin Salman, come al-Walid”.

Il principe al-Walid bin Talal venne rilasciato il 27 gennaio 2018, spiega la Cnn, ma non vennero chiarite le esatte circostanze della sua liberazione. Stando a un’indiscrezione riportata dal Telegraph, il governo saudita avrebbe chiesto 6 miliardi di dollari al nobile come una sorta di riscatto. Tuttavia questa versione dei fatti, come pure le accuse di corruzione, vennero smentite dallo stesso al-Walid in un’intervista a Reuters, pubblicata proprio il 27 gennaio 2018, poche ore prima del rilascio.

A distanza di quasi 9 anni dall’inizio degli arresti è ancora impossibile stabilire cosa sia realmente accaduto nell’hotel Ritz-Carlton. Non sono chiare né le accuse formulate contro i principi, i politici e gli uomini d’affari, né le responsabilità di Mohammed bin Salman.

H.

A Hellyer, analista politico dell’Atlantic Council di Washington, non ha dubbi e al Time ha dato voce all’opinione di molti: “[Gli arresti] hanno mandato a tutti, all’interno del Regno, il messaggio che Mohammed bin Salman ha una direzione che intende seguire, quindi è meglio sottomettersi. Inginocchiarsi non è semplicemente mettersi in ginocchio. È farlo quando vuole lui”.

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