Ecco l'alfabeto di Mani pulitetra pigiamini e Tonino Zanza

L'inchiesta milanese che nel '92 ha abbattuto la prima Repubblica aveva il suo lessico: Craxi "Cinghialone", San Vittore "Rocca 1". Il soprannome di Di Pietro? Truffatore

A come Armani All’inizio di Mani Pulite, nel 1992, i cronisti giudiziari scrivono un po’ quel che gli pare, anche perché i loro capi non capiscono bene cosa sta accadendo. La prima volta che i cronisti vengono invitati alla cautela è quando il pool indaga per corruzione Giorgio Armani e gli altri stilisti del made in Italy. «Ragazzi andateci piano che questi ci danno un sacco di pubblicità».

B come Borrelli Di tutto il pool Mani Pulite, il procuratore Borrelli è l'unico al quale i cronisti danno del Lei. Non fa mai niente per caso (tranne, a volte, indossare un incredibile principe di galles a quadri rossi e verdi). L’unica volta che esce davvero dai gangheri è quando il ministro della giustizia Alfredo Biondi dichiara a Repubblica che da ragazzo il padre lo ammoniva, «Studia studia figlio mio, che altrimenti ti tocca fare il magistrato». Borrelli si infuria e esce in corridoio gridando «Trovatemi Buccini!». Arriva Goffredo Buccini, cronista del Corriere, la penna preferita dal procuratore. E Borrelli gli fa una lunga intervista in cui dà a Biondi dell’ubriacone.

C come Cinghialone È Paolo Brosio (che fingeva di essere uno sfigato ma in realtà era un cronista con i fiocchi) la mattina del 15 dicembre 1992 a dare per primo la notizia: «Hanno sparato al Cinghialone». Nel gergo, vuol dire che è partito il primo avviso di garanzia per Craxi. Sette anni dopo il procuratore Gerardo D’Ambrosio cercherà invano di convincere il resto del pool a consentire a Craxi, gravato da condanne a trent’anni di carcere, di tornare in Italia a curarsi senza passare per San Vittore. Craxi morirà due mesi dopo, latitante ad Hammamet.

D come Disgraziatamente «Disgraziatamente sono il tesoriere del Pds perché avrei preferito restare un modesto dirigente di partito»: così, seduto su una panca di pietra davanti alla sala stampa del Tribunale, si confida con i giornalisti Marcello Stefanini. L’avviso di garanzia al dirigente della Quercia spacca il pool. Di lì a poco Stefanini muore.

E come Ecolibri La pista che porta il pool Mani Pulite a indagare sui finanziamenti dalla Germania Est al Pci-Pds passa per una semisconosciuta casa editrice di nome Ecolibri, presieduta dalla sorella di Achille Occhetto, il segretario della svolta. L’inchiesta finisce con una rogatoria in Germania, condotta dal pm Ielo con folto codazzo di cronisti al seguito. La rogatoria non approda praticamente a nulla, a Berlino in compenso Paolo Brosio «cucca».

F come Frigorifero È il nome in codice di Vincenzo Pancrazi, comandante del nucleo operativo dei carabinieri, così detto per il suo carattere non tanto espansivo. La mattina presto Pancrazi convoca i giornalisti e dirama il bollettino degli arrestati della notte precedente. Molti di loro saranno già a casa la sera stessa, dopo avere confessato le proprie colpe e tirato in ballo amici e nemici, destinati a finire nel bollettino degli arrestati del giorno dopo.

G come Greco Domenica 19 giugno 1999, in una Procura deserta, Silvio Berlusconi incontra i pm Paolo Ielo e Francesco Greco. L’incontro dovrebbe servire a svelenire i rapporti tra il Cavaliere e il pool Mani Pulite, e lì per lì sembra che tutto vada bene. «È stata una svolta - spiega il procuratore, Gerardo D’Ambrosio - perché dopo anni di contrapposizioni Berlusconi ha riconosciuto il nostro ruolo. Noi abbiamo dato la garanzia che la Fininvest sarà trattata come qualunque altro indagato». È noto come è andata a finire.

I come Intercettazioni Durante tutta Mani Pulite non è mai stata fatta neanche una intercettazione telefonica.

L come Lacrime Un pomeriggio qualunque del 1993, due cronisti chiacchierano con Di Pietro nella sua stanza. Senza motivo apparente, Di Pietro si mette a piangere. I cronisti se ne vanno increduli, «sarà stanco, avrà problemi a casa». In realtà, è già partita la controinchiesta di Brescia che porterà Di Pietro alle dimissioni dalla magistratura.

M come Moroni Sergio Moroni, deputato socialista, finisce nelle cronache di Mani Pulite un giorno dell’estate del 1992, quando viene raggiunto da un avviso di garanzia. Moroni chiama un cronista per precisare la sua posizione: lo fa con garbo, quasi con timidezza. Il cronista a stento lo sta ad ascoltare: è uno dei tanti. Il 2 settembre, nella sua casa, Moroni si spara col fucile da caccia. Lascia una lettera al presidente della Camera, Giorgio Napolitano: «Ho commesso un errore accettando il sistema», scrive. «Ma non credo che questo nostro Paese costruirà il futuro che si merita coltivando un clima da pogrom nei confronti della classe politica».

N come Notte La differenza tra Mani Pulite e le altre inchieste è che buona parte del lavoro si fa di notte. Di giorno gli arrestati confessano, di notte Di Pietro manda le nuove richieste di arresto al giudice che gliele firma. Quando i cronisti arrivano in Procura, di solito trovano Di Pietro in ciabatte e con la barba da fare.

O come Oscar Il 16 giugno 1994 il cassiere democristiano Severino Citaristi, recordman degli avvisi di garanzia, riceve l’ennesimo ordine di cattura. Ai domiciliari gli arriva la telefonata di consolazione del presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. Gli chiedono i cronisti: non è strano che il capo dello Stato esprima solidarietà a un arrestato? «Io credo, anzi sono sicuro, che Scalfaro mi abbia chiamato come amico, visto che siamo amici da vent’anni»

P come Pigiamino Nel gergo dei cronisti di Mani Pulite, è l’intervista collettiva ai futuri arrestati. Quando si capisce che ai polsi di qualcuno stanno per scattare le manette, si va a trovarlo in ufficio e gli si fanno un po’ di domande. Il malcapitato non capisce il motivo di tanto interesse fino alla mattina dopo, quando arrivano i carabinieri a portarlo via.

Q come Questura L’inchiesta più importante della storia della Prima Repubblica viene condotta dai carabinieri. La polizia, come si può immaginare, rosica. Dalla questura vengono rivolte accorate richieste alla Procura perché anche la Squadra Mobile sia coinvolta in qualche modo nell’indagine. Ma non c’è niente da fare, alla polizia vengono lasciate solo le briciole.

R come Roccia Uno Negli anni di Mani Pulite ascoltare in redazione le radio dei carabinieri è ancora un peccato veniale. Quando le radio dicono: «Un plico per Roccia Uno» vuol dire che i carabinieri hanno arrestato qualcuno e lo stanno portando a San Vittore. Per i cronisti diventa un’abitudine bivaccare nell’androne del carcere milanese, chiacchierando con le guardie.

S come Sisde Cosa hanno fatto i servizi segreti durante Mani Pulite? Hanno dato una mano? Hanno remato contro? Non si è mai saputo. Nell’archivio di Craxi verranno però trovati appunti dei «servizi» su Di Pietro, con le stesse accuse che porteranno all’incriminazione del pm.

T come Tortura «Siamo a un passo dalla tortura», dicono il 5 agosto 1992 i difensori di Salvatore Ligresti. Gherardo Colombo ai cronisti: «Vedete un po’ voi, siete sempre davanti alla porta, sentireste qualcosa...». Tra le presunte vittime degli interrogatori, il manager Bruno Binasco, che lavora per un socio di Ligresti: che non rimane molto traumatizzato, visto che vent’anni dopo riemergerà nell’inchiesta sulle tangenti a Filippo Penati dei Ds.

U come Uccidiamo Nel 1993 il pool comincia a indagare sulla Guardia di finanza. È il troncone che porterà al primo avviso di garanzia a Berlusconi. Sui giornali cominciano a circolare i primi articoli sul giro delle mazzette all’interno delle fiamme gialle milanesi. Un colonnello, che diventerà poi generale, incontra due cronisti davanti all’ascensore di servizio della Procura. «Voi siete nostri nemici - gli dice - e noi siamo soldati. Quindi i nostri nemici li rispettiamo e li uccidiamo». Stupore.

V come Verbali Chi passa i verbali ai giornalisti? Praticamente tutti, perché Borrelli ha spiegato pubblicamente che quando vengono allegati a un’ordine di cattura non sono più segreti. Così si è creato un allegro clima da figurine Panini, in cui le carte dell’inchiesta vengono scambiate alla luce del sole. Un occhio di riguardo viene dato solo ai settimanali, Espresso e Panorama, che altrimenti il venerdì non saprebbero cosa scrivere.

W come Walter La vulgata popolare vuole che l’unico imputato di Mani Pulite finito a espiare la pena sia stato Sergio Cusani. Non è vero: anche Walter Armanini, ex assessore socialista del Comune di Milano, quando la pena divenne definitiva dovette presentarsi in carcere. Essendo un bon vivant, scelse quello di Orvieto, una antica rocca ristrutturata. In carcere riceveva i cronisti (con i quali si metteva a piangere, «sono l’unico fesso che ha pagato») ma anche le lettere d’amore della sua fidanzata, la bella attrice Demetra Hampton. In carcere si ammala di tumore, viene scarcerato e muore.

Z come Zanza«Zanza» o anche «Zanzone» è il nome in codice che i cronisti di Mani Pulite affibbiano a Di Pietro: nel gergo della malavita milanese «Zanza» sta per truffatore. E Di Pietro se lo conquista per la sua abitudine, quando i cronisti lo assillano, di toglierseli di torno rifilando loro «soffiate» che quasi sempre si rivelano dei depistaggi. Ma i cronisti, tranne qualcuno, lo adorano ugualmente.
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