Scatto in Borsa per le azioni dei costruttori europei di auto nonostante la giornata nera sui mercati: su tutti c’è Renault (+3,72%); seguono Volkswagen (+1,6%), Stellantis (+1,36%) e Porsche (+0,33%). A Bruxelles è suonata l’ennesima sveglia e, a quanto sembra, potrebbe essere quella decisiva affinché si cerchi di porre rimedio ai disastri che il Green deal ha causato al sistema automotive. In pratica, starebbe per essere varato un provvedimento che limiterebbe le importazioni di veicoli con alimentazioni ibride dalla Cina. È quanto rivela un rapporto di Bloomberg basato su fonti bene informate. La Commissione Ue userebbe la carta delle auto ibride cinesi, che in Europa stanno avendo importanti riscontri sul mercato, come banco di prova che, in caso di risultato positivo, porterebbe alla replica dello stesso metodo su altri settori al centro di pesanti squilibri commerciali. La mossa di Bruxelles è al centro dei colloqui che l’eurocommissario al Commercio, Maros Sefcovic, avrà nei prossimi giorni con le autorità di Pechino. Tale vertice è considerato dagli osservatori come decisivo per il futuro delle relazioni commerciali tra Ue e Cina. Attualmente le vetture ibride cinesi rappresentano un quarto delle vendite totali. Con grande abilità i big del Dragone, come risposta ai dazi applicati ai soli veicoli 100% elettrici e compreso l’orientamento della domanda verso l’ampia offerta di motorizzazioni ibride, hanno puntato su queste - esenti da tariffe doganali - mettendo in grave difficoltà i costruttori del Vecchio continente. Questi ultimi, impegnati a seguire le regole ideologiche Ue sul tutto elettrico dal 2035, hanno infatti gradualmente alleggerito il peso delle alimentazioni tradizionali, trovando però il mercato restio a rispettare l’imposizione della scossa. Da qui la crisi, con Volkswagen capofila, e che via via ha coinvolto l’intero settore sul quale pesano anche le multe miliardarie (14,4 miliardi complessivamente) se non sarà rispettato il severo limite posto alle emissioni di CO2.
È poi da considerare che i gruppi cinesi stanno per insediarsi in Europa con propri impianti o anche tramite joint venture con i concorrenti occidentali. Byd è pronta ad aprire il sito ungherese e gli altri si apprestano a fare altrettanto. E qui, a entrare in gioco per l’Ue, è il Made in Europe, l’obbligo cioè di produrre veicoli con almeno il 70% di componenti locali a beneficio delle filiere. Tutte proposte, comunque, che da mesi attendono l’accensione del semaforo verde. Resta da vedere se per il tetto alle importazioni di veicoli ibridi dalla Cina dalle parole si passerà ai fatti. Le Borse, viste le chiusure di ieri, sembrano crederci.
Il rovescio della medaglia secondo un analista: «Se guardiamo alla storia, negli anni ’80 qualcosa del genere ha riguardato l’import dal Giappone. Erano altri tempi, ma il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ora, per Bruxelles, con il varo dei limiti sulle auto ibride dalla Cina, il rischio reale è che Pechino faccia altrettanto non soltanto con l’ambito automotive, ma colpendo altri settori commerciali e soprattutto centrali per l’Europa».
