L'occupazione in Italia cresce, ma non in tutti i settori. Manifattura, commercio e pubblica amministrazione hanno perso più di 1,35 milioni di lavoratori dal 2007 a oggi, mentre gli altri settori ne hanno guadagnati quasi 2 milioni. Un tempo gli italiani erano una schiera di tute blu, ma oggi sono sempre meno: in diciassette anni nell'industria italiana sono scomparsi 700mila posti di lavoro, ovvero oltre uno su sei. E mentre il Pmi cresce, con l'industria manifatturiera tricolore in testa nell'Unione europea, il rischio di un "deserto industriale", come presentato dal presidente di confindustria Emanuele Orsini, è sempre più vicino. Secondo le sue stime il nemico da cui guardarsi, il colonizzatore, non arriva dall'Europa, ma lunga la Grande Muraglia, la Cina, che da sola nel 2025 avrebbe distrutto un milione di lavori europei. Che sia chiaro, alcuni Paesi sono più esposti di altri. L'Istat ha confrontato il livello della produzione manifatturiera nei Paesi Ue tra il 2018 e il 2025: a fronte di una crescita media del 2,2%, Polonia e Belgio hanno registrato aumenti a due cifre (+32,9% e +21,7%). Mentre tre delle quattro maggiori economie dell'area hanno segnato performance negative: Germania -14,3%, Francia -3,1% e Italia -7,4%.
Guardando al nostro Paese, il comparto con la maggiore emorragia occupazionale è il tessile dove, tra il 2007 e il 2024, i lavoratori sono diminuiti del 40%. Ma la tesi dell'Istat è che l'Italia non ha soltanto perso lavoratori, ma abbia trasformato la sua struttura produttiva.