Alitalia-Etihad, fumata nera Al governo le mosse decisive

L'ad Del Torchio teme fughe di notizie e impone il silenzio stampa. Le richieste degli arabi nelle mani di Renzi. La resistenza delle banche sul nodo del debito

Alitalia-Etihad, fumata nera Al governo le mosse decisive

Il tanto atteso cda di Alitalia si è concluso con la raccomandazione dell'ad Gabriele Del Torchio ai consiglieri di mantenere la massima riservatezza. Un breve comunicato, in serata ha riferito che lo stesso Del Torchio «ha illustrato ai consiglieri lo stato delle relazioni con Etihad». Stop. Tutta questa laconicità fa pensare a una situazione molto delicata, prossima a qualche decisione finale. E non è detto che sia positiva. L'ad ha riferito i contenuti delle lettere con le quali, la settimana scorsa, è stata formalizzata la trattativa con Etihad: le richieste giunte da Abu Dhabi e le rassicurazioni spedite da Roma.
La posizione di Del Torchio è peraltro anomala: egli è e resta il principale interlocutore di Etihad e il coordinatore del negoziato, ma la sua possibilità decisionale è limitata. Sulle richieste «di sistema» avanzate da Etihad, egli non ha l'ultima parola, perché esuberi, infrastrutture (Linate) e ristrutturazione del debito sono principalmente responsabilità di altri soggetti, governo e banche. Ieri non ha pronunciato parola nemmeno il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, nei giorni scorsi loquace e ottimista. L'unico spiraglio positivo rintracciabile nel brevissimo comunicato di ieri sera riguarda l'andamento operativo della compagnia. Se i conti del primo trimestre riferiti al cda sono - come pare - migliori dello stesso periodo del 2013 e in linea con le previsioni, questo è un segnale lanciato non soltanto al possibile acquirente, ma soprattutto alle banche. Le decisioni di Intesa, Unicredit, Mps e Popolare Sondrio sullo «sconto» di 400 milioni preteso dagli arabi rappresentano uno scoglio difficile; ma poiché un'opzione realistica è quella di convertire il debito in capitale, è meglio investire in una società che abbia conti in miglioramento. Unicredit sarebbe il soggetto più disponibile a un'operazione di questo tipo, crescendo dall'attuale quota del 13%.
Oggi, sui circa 550 milioni di esposizione di Alitalia verso le banche, circa 130 appartengono al gruppo Unicredit, 100 in attività di factoring, una trentina in leasing. Intesa è in una posizione più dialettica in quanto è la più esposta (tra l'altro il gruppo è primo azionista di Alitalia, con il 20,59%).
Quanto agli esuberi, se è vero che Etihad intende entrare in un'Alitalia alleggerita di un ulteriore migliaio di dipendenti, e se è vero che il sindacato è pronto a mantenere un atteggiamento responsabile, solo il governo può garantire una cassa integrazione a zero ore oppure può trovare una soluzione choc, come il trasferimento di personale di terra ad aziende pubbliche, in primis le Poste, che di Alitalia possiedono il 19,5%%, dopo aver versato 75 milioni nell'ultimo aumento di capitale. Quanto alla trattativa e alla costruzione del nuovo piano industriale che ne è il fondamento, va detto che Etihad e Alitalia si conoscono bene, visto che il primo accordo di code sharing risale al dicembre 2009, a meno di un anno dalla nascita della nuova Alitalia: quattro anni di rapporti commerciali e operativi sempre più stretti, che le parti ritengono positivi, e che rappresentano il vero presupposto dell'avvicinamento in corso.

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