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Per Campari & Co è crisi da tequila: le vendite negli Usa restano a secco

Nei magazzini scorte per 22 miliardi, Rémy nei guai

Per Campari & Co è crisi da tequila: le vendite negli Usa restano a secco
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L'ansia e l'insicurezza provate dai consumatori ispanici sulla scia del contrasto all'immigrazione irregolare negli States stanno colpendo anche settori difficili da immaginare, come quello degli alcolici. Gli agenti dell'Ice hanno infatti preso di mira i supermercati frequentati dagli ispanici, alimentando un clima di timore che ha cambiato le abitudini quotidiane. Così, solo a dicembre, le vendite di alcolici, dalla tequila Don Julio al whisky Jameson, sono diminuite del 3,4 per cento.

Un problema che nasce come politico, si riversa sui principali produttori di alcolici al mondo, già in bilico. Cinque delle principali big degli spirits - Diageo, Pernod Ricard, Campari, Brown-Forman e Rémy Cointreau - hanno infatti in magazzino 22 miliardi di dollari di distillati invecchiati, il livello più alto di scorte in oltre un decennio, secondo i loro bilanci. E mentre Campari riesce a mantenere una posizione di forza nel settore, grazie al comparto degli aperitivi, il calo storico della domanda di scotch, whisky, cognac e tequila ha lasciato gli altri produttori di bevande alcoliche con un'enorme quantità di liquori invenduti, numeri che superano anche quelli della crisi finanziaria del 2008. L'esempio più emblematico è quello del produttore francese di cognac Rémy, che tra il 2024 e il 2025 ha maturato scorte pari a 1,8 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto ai suoi ricavi annuali e vicine alla sua intera capitalizzazione di mercato e, a novembre 2025, aveva riportato un calo del 7,6% dei ricavi del cognac.

I grandi produttori sono così costretti a chiudere le distillerie, come il gruppo giapponese Suntory che ha pianificato di chiudere per almeno un anno la sua principale distilleria di bourbon Jim Beam mentre cerca di vendere le annate precedenti. Le società sono anche state costrette a ridurre drasticamente i prezzi per smaltire le bottiglie che si sono accumulate nei magazzini. Solo per fare un esempio, il cognac Hennessy di Lvmh nel 2020 era venduto circa a 45 dollari a bottiglia negli Stati Uniti, mentre ora il prezzo e sceso fino a 35 dollari.

Prima ancora della nuova crisi della domanda di tequila, l'impennata dell'inflazione ha senza dubbio finito per riportare il settore con i piedi per terra dopo il boom di consumo degli anni del Covid. La contrazione globale del reddito disponibile negli ultimi anni ha ridotto la domanda di alcolici, innescando una serie di avvisi sugli utili, cambiamenti nella leadership e un esodo degli azionisti dai nomi più importanti del settore.

Allo stesso tempo, gli analisti del Financial Times hanno sottolineato che ridurre la

produzione di alcolici invecchiati è un gioco rischioso, poiché potrebbe lasciare i produttori a corto di scorte tra cinque o anche dieci anni, quando la domanda di una particolare marca o categoria potrebbe riprendere vigore.

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