Cento miliardi di debiti non pagati: ecco come lo Stato ammazza le imprese

I 22 miliardi erogati nel 2013 servono a poco e la Ue apre l'infrazione per i ritardi nei pagamenti: rischiamo una multa da 3 o 4 miliardi

Cento miliardi di debiti non pagati: ecco come lo Stato ammazza le imprese

Dopo l'ammonimento, la sanzione: è partita oggi la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per i ritardi dei pagamenti alle imprese da parte della pubblica amministrazione.

Come aveva già annunciato qualche giorno fa il vice presidente della Commissione Ue Antonio Tajani, da oggi l’Italia avrà 5 settimane di tempo per rispondere alle contestazioni ed evitare la messa in mora che porterebbe a una multa di 3-4 miliardi. La decisione arriva dopo aver visionato i rapporti stilati da Confartigianato, Ance (associazione delle imprese del settore delle costruzioni) e Assobiomedica, dai quali emerge una violazione palese della direttiva Ue riguardo ai ritardi nei pagamenti alle imprese.

In particolare, secondo i costruttori, i ritardi accumulati dagli enti pubblici superano i 200 giorni con punte di 1000. Le violazioni contestate all’Italia nella procedura Eu pilot si riferiscono agli articoli 4 e 7 della direttiva. "Non ho un intento punitivo - ha detto Tajani nel corso di una conferenza stampa - ho aspettato un anno e un mese ma la situazione anziché migliorare è addirittura peggiorata. In nessun altro paese i rapporti degli advisor sono stati così negativi. Se l’Italia è in grado di dimostrare entro 5 settimane la non violazione della direttiva, non ho problemi a chiudere la procedura".

"Una cosa sono i debiti pregressi, altra cosa sono i debiti non pregressi accumulati dalla Pa", spiega Antonio Tajani, "Le denunce da parte delle organizzazioni indicano una situazione nazionale allarmante di cui non posso non tener conto. "Ieri lo stesso presidente di Confindustria ha lanciato un allarme sul ritardo dei pagamenti. Se l’Italia è in grado di smentire entro 5 settimane le violazioni indicate nella procedura non ho nessun problema a chiudere tale procedura".

Secondo la Cgia di Mestre, tra l'altro, i 22 miliardi di euro pagati l'anno scorso dallo Stato non hanno quasi inciso sul monte dei crediti vantati dalle imprese italiane, che secondo Bankitalia alla fine del 2011 arrivavano a 91 miliardi di euro, ma che secondo l'associazione si aggiravano intorno ai cento miliardi di euro. Il report della Banca d'Italia (l'unico ufficiale), infatti non tiene in considerazione delle piccole imprese che lavorano soprattutto con la sanità. Ai 91 miliardi vanno quindi aggiunti almeno 30 miliardi (esclusi quelli eventualmente maturati nel frattempo). Una situazione che strozza le aziende italiane e che ha portato solo nel 2013 a ben 14200 fallimenti registrati, il 14,5% in più rispetto al 2012 e in aumento del 52% se la comparazione viene eseguita con il 2009.

Da Bruxelles, inoltre, arriva l'allarme per la corruzione: "In Italia i legami tra politici, criminalità organizzata e imprese, e lo scarso livello di integrità dei titolari di cariche elettive e di governo sono tra gli aspetti più preoccupanti, come testimonia l’alto numero di indagini per corruzione", scrive la Commissione nel suo primo report sulla corruzione in Europa. L'Unione europea, suggerisce quindi al nostro governo di "bloccare l’adozione di leggi ad personam".

La nuova legge italiana contro la corruzione, inoltre, per la Commissione "lascia irrisolti" vari problemi, perché "non modifica la disciplina della prescrizione, la legge sul falso in bilancio e l’autoriciclaggio e non introduce reati per il voto di scambio", anche se la legge Severino sull'incandidabilità dei condannati segna "un importante passo avanti".

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