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Economia

Che cos’è la “Pelle di squalo”, il nuovo metodo (che funziona) per risparmiare cherosene sugli aerei

Una speciale pellicola ispirata alla pelle degli squali riduce la resistenza dell’aria e permette agli aerei di consumare meno cherosene. Il risparmio è di circa l’1%, ma può arrivare a centinaia di tonnellate all’anno per un singolo velivolo. Di cosa si tratta e perché funziona

Pelle di squalo aereo

Un aereo rivestito con la pelle di squalo. Sembra fantascienza, ma è una tecnologia già utilizzata nel settore dell’aviazione per ridurre la resistenza dell’aria e, di conseguenza, consumare meno carburante, cosa estremamente importante in questi periodi di crisi. Si chiama AeroSHARK ed è una speciale pellicola ispirata alla struttura della pelle degli squali. Il principio è semplice, riprodurre sulla superficie dell’aereo una caratteristica che in natura permette agli squali di muoversi nell’acqua con maggiore efficienza. La pellicola viene applicata direttamente sulla superficie del velivolo e sfrutta una particolare struttura microscopica per migliorarne l’efficienza aerodinamica.

Come funziona la “pelle di squalo”

La tecnologia è stata sviluppata da Lufthansa Technik insieme a Surventis e non modifica la forma dell’aereo. È la superficie stessa a diventare più efficiente; sulla pellicola sono presenti microscopiche scanalature, chiamate riblets, alte circa 50 micrometri e orientate nella stessa direzione del flusso dell’aria. In questo modo diminuisce l’attrito tra l’aria e la superficie del velivolo. Il vantaggio si nota soprattutto durante la fase di crociera, quando gli aerei percorrono per molte ore lunghe distanze a velocità elevata. È proprio per questo che il sistema è particolarmente interessante per i grandi aerei impiegati sulle rotte intercontinentali.

Dove viene applicata la pellicola

Il prossimo test su un Airbus A330-300 di Discover Airlines, controllata da Lufthansa, prevede l’applicazione di una quantità significativa di materiale: tra 880 e 950 metri quadrati di pellicola, pari a circa il 45% della superficie dell’aereo. Il rivestimento interessa la fusoliera e le gondole dei motori. L’applicazione avviene attraverso centinaia di elementi, ciascuno di circa mezzo metro quadrato. Il lavoro richiede una decina di giorni. La pellicola aggiunge circa 150 chili al peso del velivolo, ma l’incremento viene compensato dal minor consumo di carburante durante le operazioni di volo.

Quanto cherosene si può risparmiare

Il dato più interessante è apparentemente modesto: circa l’1% di carburante in meno. Su un singolo volo può sembrare poco, ma il risultato cambia se applicato a un aereo che vola migliaia di ore ogni anno. Secondo le stime di Lufthansa Technik, su un Boeing 777-300ER la tecnologia può evitare ogni anno il consumo di circa 360 tonnellate di cherosene, con una riduzione delle emissioni superiore a 1.100 tonnellate di CO2. Il sistema è già stato sperimentato sui Boeing: la prima versione è stata testata nel 2019 su un 747 e successivamente la tecnologia è stata certificata per i Boeing 777. Nel gruppo Lufthansa sono già 22 gli aerei che utilizzano AeroSHARK, con un risparmio complessivo indicato in circa 19 tonnellate di carburante e 60 tonnellate di CO₂ al giorno.

Dai Boeing agli Airbus

Dopo essere stata utilizzata sui Boeing, la “pelle di squalo” arriva ora sugli Airbus. L’A330 di Discover Airlines è il primo grande aereo del gruppo Lufthansa a essere equipaggiato con AeroSHARK e servirà a capire se la tecnologia può essere utilizzata anche su questi modelli. L’aereo viene sottoposto a diversi test prima e dopo l’applicazione della pellicola, così da misurare concretamente quanto il rivestimento riesca a migliorare il comportamento del velivolo in volo. I risultati serviranno anche per ottenere la certificazione europea e consentire in futuro l’utilizzo di AeroSHARK sugli Airbus A330-200 e A330-300.

La prossima sfida sono le ali

L’obiettivo non è fermarsi alla fusoliera. Lufthansa Technik e Airbus stanno studiando la possibilità di applicare la tecnologia anche alle ali e agli impennaggi, superfici che hanno un ruolo ancora più importante nell’aerodinamica del velivolo. Per questa estensione però, sarà necessaria una nuova certificazione. Se i risultati saranno quelli attesi, il risparmio complessivo potrebbe arrivare fino a circa il 2%. Un valore che non risolve da solo il problema delle emissioni dell’aviazione, ma che su migliaia di voli può tradursi in una quantità significativa di carburante risparmiato.

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