Non c’è ancora nessuna emergenza ma è bene prepararsi a scenari inconsueti e potenzialmente senza precedenti per l’aviazione civile in Europa. Il tema del carburante per aerei è più che mai attuale vista la crisi in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz. Se è vero che un “ultimo” carico è previsto arrivare il prossimo 9 aprile al porto di Rotterdam, in 4 scali italiani vige già un regime di “disponibilità limitata”.
La situazione attuale
Nonostante tutto, però, al momento non esiste nessuna emergenza europea come fa sapere un alto funzionario al Corriere della Sera. Nella peggiore delle ipotesi, anche qualora da questo momento in poi non arrivasse nemmeno una goccia di jet fuel, le scorte europee basterebbero per i voli aerei attuali fino a settembre-ottobre. “Il jet fuel c’è, magari si verifica qualche riduzione di disponibilità qua e là, ma l’intera rete europea è in grado di gestire anche queste criticità locali”, fa sapere il funzionario.
Quali sono i 4 scenari
Se è vero che la situazione internazionale potrebbe risolversi favorevolmente nelle prossime settimane, c’è anche da dire che esistono quattro potenziali scenari in grado di verificarsi con una percentuale via via decrescente. Nel primo scenario la riduzione di carburante per aerei è previsto intorno al 10-20%: in questo caso gli interventi sarebbero sugli sprechi. Dunque, si vola con aerei pieni (tagli a quelli semivuoti), più voli diretti e meno attese aeroportuali. Con questo scenario si risparmierebbe complessivamente anche il 10-12% di jet fuel.
Il secondo scenario prevede una riduzione del carburante tra il 25 e il 40%: a questo punto si eliminerebbero i voli a corto raggio (entro i 500 km) con i viaggiatori indirizzati verso treni o altri mezzi di trasporto oltre a un “accorpamento” di rotte.
Il terzo scenario, già molto critico, vedrebbe una riduzione del 50% di jet fuel in Europa, situazione mai verificatasi in passato. A quel punto si ipotizza che il jet fuel verrebbe destinato maggiormente per i voli aerei in direzione delle isole, poi ai cargo che trasportano medicinali, cibo, organi), subito alle rotte più richieste e un 10% come riserva strategica di Stato.
Infine, il quarto scenario sarebbe devastante: riduzione maggiore al 65% di carburante, sarebbe una fase di emergenza totale.
A quel punto spetterebbe alla Commissione europea, come avvenne in epoca di vaccini per il Covid, assegnare il jet fuel alle compagnie aeree secondo un preciso “disegno” rigido e strategico. I collegamenti sarebbero minimi e garantiti soltanto verso le isole e per i cargo che trasportano elementi vitali.