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Cucinelli, crescita a doppia cifra ma sul gruppo si allungano ombre

Per il 2026 previsto un miglioramento del 10%

Cucinelli, crescita a doppia cifra  ma sul gruppo si allungano ombre
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Nel bilancio 2025 di Brunello Cucinelli convivono due anime: quella splendente dei ricavi a doppia cifra e quella più opaca di un mercato globale che inizia a presentare il conto.

Se da un lato Solomeo festeggia il superamento del miliardo e 400 milioni di fatturato (+10,1%), dall'altro non può ignorare le ombre che si allungano sulla catena distributiva e sulla gestione finanziaria di un'espansione che si fa sempre più costosa. Il presidente Brunello Cucinelli (in foto) ha commentato che "si è concluso un anno che ci piace definire solido, equilibrato e bello, con ottimi risultati sia in termini di fatturato che di profitti e di riconoscimenti internazionali, i quali ci danno la possibilità di guardare a un futuro di eccellenti aspettative, crescite negli anni a venire, previsioni positive e prosperità". Guardando al 2025 è però difficile ignorare che il 25 settembre la società è crollata in Borsa, perdendo il 17% (a 85 euro ad azione) dopo le accuse lanciate dagli analisti di Morpheus Research di attività in Russia.

L'ombra più lunga dell'esercizio è tuttavia quella proiettata dal Nord America. Il fallimento di Saks Global non è stato solo un incidente di percorso, ma un segnale d'allarme sulla fragilità dei grandi mall del lusso. Cucinelli ha dovuto correre ai ripari con un accantonamento straordinario di 8,1 milioni di euro per coprire il rischio di credito. Sebbene la società ostenti serenità, parlando di pagamenti ripresi, resta l'interrogativo sulla sostenibilità di un modello che affida una quota rilevante del proprio prestigio a intermediari finanziariamente instabili. È la vulnerabilità del lusso: essere un gigante nel prodotto, ma restare esposti alle crisi dei colossi della vendita.

C'è poi il capitolo degli investimenti. Nel 2025, la casa di moda ha messo a terra ben 146,2 milioni di euro, accelerando il raddoppio delle fabbriche. Una mossa presentata come straordinaria per garantire i prossimi 15 anni di produzione, ma che ha inevitabilmente pesato sulla cassa. L'indebitamento netto caratteristico è salito a 198,4 milioni, riflettendo una tensione finanziaria figlia di una scelta precisa: investire mentre il mondo frena.

Nonostante le criticità, l'utile netto tiene a 142 milioni (+10,5%), permettendo la distribuzione di un dividendo di 1,04 euro. Ma è un equilibrio sottile.

Il mercato premierà ancora a lungo questa corsa agli investimenti in presenza di inciampi distributivi come quello di Saks? Il 2026, previsto con una crescita del 10%, sarà l'anno della verità: quello in cui Cucinelli dovrà dimostrare che le luci sono abbastanza forti da diradare le ombre di una congiuntura che non perdona più nemmeno i maestri del cashmere. Nel frattempo ieri la società ha chiuso in Borsa con una crescita dell'1,3%, a 86,1 euro per azione.

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