EssilorLuxottica taglia fuori i fondi

Il cda boccia la richiesta di aumentare i consiglieri. Ma la delibera è a maggioranza

Il cda di EssilorLuxottica taglia fuori i fondi dal ring sulla governance: a duello si sfideranno solo Leonardo Del Vecchio e i francesi di Essilor, capitanati dal vicepresidente esecutivo, Hubert Sagnières. Al momento la battaglia non prevede alcuna tregua.

In vista dell'assemblea del 16 maggio, infatti, il board del nuovo gruppo italofrancese dell'occhialeria ieri ha invitato gli azionisti a votare «contro tutte le deliberazioni proposte che, se approvate, costituirebbero una chiara violazione dell'accordo di Combinazione e metterebbero a rischio le regolari attività del Consiglio». Bocciate, dunque, le proposte presentate lo scorso 18 aprile dai fondi (Baillie Gifford, Comgest, Edmond de Rothschild Asset Management, Fidelity International, Guardcap, Phitrust e Sycomore Asset Management), che hanno fatto valere l'1% del capitale per far aggiornare l'ordine del giorno dell'assemblea e da Valoptec, l'associazione dei dipendenti e manager Essilor. I fondi puntavano a due poltrone nel consiglio (candidando Wendy Evrard Lane, esperta americana di governance, e l'ex numero uno del colosso farmaceutico Novo Nordisk, il danese Jesper Brandgaard) mentre Valoptec avrebbero voluto affiancare il giornalista inglese Peter Montagnon alla presidente Juliette Fevre che già siede in cda. Delfin, in questo caso, si sarebbe opposta perché è una violazione degli accordi che prevedevano una governance paritetica a dispetto del fatto che la quota di Del Vecchio (32,5% del capitale) fosse 8 volte superiore a quella del sindacato francese (4%).

La riunione di ieri doveva essere il banco di prova per la coesione e la tenuta dell'accordo sulla gestione paritaria: il cda non si è spaccato ma la decisione, presa «a maggioranza» e non all'unanimità fa capire che il fronte italiano e quello francese restano ancora su barricate opposte. La fusione celebrata a ottobre tra Luxottica e Essilor, è in stallo perché un cda paritetico, composto da 8 consiglieri italiani e 8 francesi, non riesce a trovare una sintesi per nominare un direttore generale delegato e portare avanti le sinergie tra il gigante delle lenti e quello delle montature. E le decisioni chiave, anche in caso di allargamento del cda, restano comunque appese al rischio di veto incrociato tra Del Vecchio e Sagnières. Sul governo societario pende inoltre la spada di Damocle della battaglia legale, avviata dallo stesso Del Vecchio, che ha presentato una domanda di arbitrato presso la Camera di Commercio Internazionale per far accertare le violazioni dell'Accordo di Combinazione del 2017, che secondo la holding Delfin sono state commesse da Sagnières e da EssilorLuxottica dietro suo impulso, al fine di ottenere un'ingiunzione a rispettare tale accordo fino alla sua scadenza.

Il problema è che i tempi dell'arbitrato non sono quelli della Borsa, dove ieri il titolo ha chiuso la seduta con un calo dell'1,65% a 107,45 euro accorciando il recupero dai minimi di 95,5 euro toccati il 28 marzo scorso. Negli ultimi sei mesi le azioni hanno lasciato sul terreno il 5,3 per cento.

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