Fca-Psa: "Nozze avanti". Nodo tempi

Il Lingotto sotto la lente di Moody's. Tavares: "L'unione ha più senso che mai ora"

L'agenzia Moody's che mette sotto osservazione il rating di Fca con «direzione incerta», le pressioni sul gruppo derivate dalla pandemia da coronavirus e l'iter delle nozze con Psa su cui pesa il rischio di un allungamento dei tempi sempre a causa dello tsunami Covid-19. Questo accavallarsi di notizie e giudizi ha messo sotto pressione le azioni di Fca. Dopo un +14% in avvio di seduta, sono crollate a -3% per poi chiudere in rialzo del 2,9% a 6,83 euro. Trend positivo anche per la controllante Exor (+7,2%) che a mercati chiusi ha comunicato i dati di bilancio. La stessa Moody's, che ha inserito Psa nella lista delle aziende oggetto di un possibile downgrade, vede comunque la fusione con Fca come «l'occasione per dar vita a un gruppo più grande e più diversificato, che potrebbe a quel punto godere di una classificazione più alta rispetto a quella da attribuirsi alla sola Fiat Chrysler Automobiles».

Ma il matrimonio in via di definizione deve fare anche i conti con il nodo dei dividendi. Le due aziende sono infatti protagoniste di una situazione dai risvolti imprevedibili. Giorni fa, ad esempio, la capitalizzazione di Fca si attestava sopra 12 miliardi, mentre quella di Psa si aggirava a 10 miliardi con oltre 2 miliardi di scarto (ai tempi dell'annuncio della fusione Psa valeva più di Fca). Ieri, invece, i livelli di capitalizzazione erano simili: 10,6 miliardi per Fca e 10,5 miliardi per i francesi. Gli analisti ritengono, comunque, che «l'interesse dei due gruppi sarà reciproco a finalizzare una fusione sempre più indispensabile per ottenere sinergie altrimenti impensabili». E secondo Equita «sarebbe al limite ragionevole mettere in conto la posticipazione o addirittura la riduzione dei dividendi annunciati da entrambe le società (2,2 miliardi complessivi, equamente divisi, e in più 5,5 miliardi di cedola straordinaria di Fca). E sempre per il mercato la frenata in atto dell'economia globale potrebbe costringere il futuro gruppo a rinviare gli investimenti e rivedere le spese.

Carlos Tavares, ad di Psa, ha intanto ribadito che «la fusione ha più senso che mai nell'attuale scenario quotidiano ed è inappropriato speculare su eventuali modifiche all'accordo».

Da parte sua, la holding Exor, nella nota su bilancio 2019 e stime 2020, si limita a ribadire quanto sinora stabilito con i francesi, inclusi i tempi di attuazione delle nozze: 12-15 mesi. La società presieduta da John Elkann, in relazione al Covid-19, «non può comunque stimare realisticamente l'impatto sulla sua attività e sui suoi risultati». E ricorda come «Fca, Cnh Industrial e Ferrari abbiano temporaneamente sospeso la produzione nella maggioranza dei propri stabilimenti, misure che potrebbero continuare e crescere a seconda degli sviluppi dell'epidemia». I conti 2019 di Exor: Nav in crescita del 32,5% (cioè 26,155 miliardi di dollari, in aumento di 6,415 miliardi rispetto a un anno prima) e un risultato netto di 3,053 miliardi (+1,7 miliardi sul 2018). Il cda proporrà all'assemblea un dividendo di 0,43 euro per azione emessa per un totale di circa 100 milioni, stabile rispetto a quello precedentemente pagato. Per l'acquisto del pacchetto di Gedi da Cir, si dovrà invece attendere l'ok dell'Antitrust nel secondo trimestre.

Un'ultima notizia riguardante Fca. Alberto Cavaggioni, capo di Alfa Romeo Emea, lascia il gruppo. Dovrebbe occuparsi di B2B per il Nord America in un'azienda di camion.

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