La Fiat alla Corte suprema: «Nessuna discriminazione»

La Fiat alla Corte suprema: «Nessuna discriminazione»

Gli avvocati di Fiat hanno presentato ricorso alla Cassazione contro la sentenza della Corte d'appello di Roma che, lo scorso 19 ottobre, aveva confermato la discriminazione collettiva nelle assunzioni di « Fabbrica Italia Pomigliano» nei confronti dei lavoratori iscritti alla Fiom-Cgil, ordinando al Lingotto di «cessare dal comportamento discriminatorio e di rimuoverne gli effetti». Da qui l'obbligo per Sergio Marchionne di predisporre, entro 180 giorni, un piano di assunzione di 126 lavoratori Fiom in cassa integrazione; ed entro 40 giorni l'assunzione di altri 19 operai che avevano presentato ricorso con il sindacato.
Il Lingotto, ora, attraverso l'agguerrito team di legali dello studio Trifirò, si rivolge alla Corte di cassazione, convinto delle proprie ragioni. Come al solito, però, i tempi si annunciano lunghi. Il verdetto della Corte suprema potrebbe arrivare anche tra un anno o più, quando a Pomigliano i giochi saranno fatti, cioè quando saranno rientrati, secondo gli accordi tra azienda e sindacati (eccetto Fiom), tutti i lavoratori preposti alle linee di assemblaggio.
La strategia dei legali del Lingotto tende a dimostrare l'inammissibilità dell'azione Fiom perché impostata utilizzando una forma di procedimento giudiziario non appropriato, in quanto riguarda ipotesi di discriminazione nelle quali non rientra quella basata sull'appartenenza sindacale. A tal fine, il ricorso rimarca che la normativa europea, da cui discende quella italiana sulle discriminazioni, quando parla, immediatamente dopo il credo religioso, di discriminazioni basate su convinzioni personali, si riferisce non a qualsiasi convinzione di natura ideologica, ma a quelle assimilabili a una fede religiosa. La materia sindacale, dunque, esula da tale previsione.
Gli avvocati del gruppo torinese, inoltre, rilevano nel ricorso come il piano di ricollocazione nella nuova società «Fabbrica Italia Pomigliano» è in corso e, quindi, anche questo aspetto esclude la discriminazione, in quanto essa potrebbe sussistere solo se alla fine del piano vi fosse personale escluso.
Al di là del ricorso in Cassazione di Fiat, Pomigliano resta sempre al centro dell'attenzione, visto che il 15 gennaio il Tribunale di Roma affronterà un altro ricorso, quello della Fiom di Maurizio Landini, contro il licenziamento di 19 operai già in servizio sulla catena di montaggio per fare spazio ai colleghi «riassunti» dal giudice d'appello. E mentre il 14 scadrà l'iter per la procedura di mobilità, è da registrare l'intervento di Raffaele Bonanni, leader della Cisl: «Fiat non deve licenziare nessuno, ha degli obblighi nei confronti di chi ha firmato gli accordi, come noi».

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