Fiat, si parte con Mirafiori In cassa oltre 5mila operai

Fiat, si parte con Mirafiori In cassa oltre 5mila operai

In un mercato italiano dell'auto sempre in fortissima sofferenza (-10,8% in aprile e -12,3% dall'inizio dell'anno), si inseriscono due avvenimenti che riguardano il gruppo Fiat: il primo è positivo (la firma dell'accordo sulla cassa integrazione per ragioni di ristrutturazione e riorganizzazione con la Regione Piemonte sancisce, di fatto, il via al nuovo corso di Mirafiori) e l'altro negativo (la cassa integrazione alla Silmat, azienda fornitrice del gruppo, sta creando non pochi problemi ad alcune linee produttive). Ciò che rende singolare questo stop è la motivazione: contrazione di ordini, mentre risulterebbe che dal Lingotto ci sono molte commesse in atto. Settantanove persone hanno così di fatto bloccato la Maserati di Grugliasco (ieri in toto e, oggi, il primo turno), con ripercussioni pesanti anche a Tychy, in Polonia (Lancia Y incomplete per la mancanza di materiale plastico per gli allestimenti), alla Cnh di Jesi e alla Iveco di Madrid. La cig alla Selmat, iniziata il 29 aprile, continuerà fino a domani.
E veniamo a Mirafiori (la Fiom, anche stavolta, si è tirata polemicamente fuori): la cig per i 5.315 dell'impianto torinese fino al 30 settembre, per consentire i primi interventi di ammodernamento, rappresenta il primo passo verso la trasformazione del sito in polo dell'alta gamma (Maserati e Alfa Romeo).
«Con quest'accordo cassa - commenta Ferdinando (Fim)- partono i primi investimenti per circa 20-25 milioni». A questo punto è verosimile che in autunno l'ad Sergio Marchionne annunci il piano prodotti per Mirafiori, che prevederebbe in primis il Suv Maserati Levante (ma si ipotizza anche di una linea riservata a un nuovo motore), e l'ammontare delle risorse destinate al rilancio dello stabilimento (si parla di oltre 1 miliardo di euro).
Le immatricolazioni di auto, intanto, continuano a segnare il passo e il gruppo Fiat (positive e meglio delle stime sono quelle di Chrysler negli Usa: +11%) segna un -14,4% e una quota del 30,2% (-10,5% e quota del 29,3% nei quattro mesi, in crescita sul 28,7% del primo quadrimestre 2012). Il mese scorso, così una nota del Lingotto, i modelli «più venduti in Italia sono state quattro vetture del gruppo Fiat: Panda, Punto, Y e 500; inoltre la 500L, in crescita costante, con 2.400 immatricolazioni domina il suo segmento con una quota del 34,4%». Tra i costruttori esteri, numeri positivi per Kia (+16,68%), Ford (+10,49%) e Toyota (+12,33%). Segno negativo per Volkswagen (-10,84%) e pesante anche Nissan (-30,63%).
Fatto il nuovo governo, ora il settore attende un rapido segnale capace di rilanciare il settore, come evidenzia il neopresidente di Unrae, Massimo Nordio: «Se verranno messe in campo le azioni annunciate dall'esecutivo, in particolare su Imu e Iva, la domanda di beni durevoli e, nello specifico, di auto, nonostante la perdita già accumulata nei primi quattro mesi, potrebbe riprendere nei prossimi otto almeno lo stesso profilo del 2012». Anfia, da parte sua, sollecita invece l'avvio «di una consulta che sviluppi una seria politica industriale centrata sull'aumento dell'occupazione e sul sostegno all'export del settore».

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