Fincantieri riscopre il "made in Italy"

I Recovery fund rilanciano il business delle infrastrutture. Ipotesi di attività a Piombino

Fincantieri riscopre il "made in Italy"

Fincantieri allarga il proprio raggio d'azione. E tra grandi opere in Italia, e nuovi contratti Oltreoceano, cerca di dribblare l'effetto Covid e l'infinita attesa sul verdetto europeo che riguarda l'acquisizione dei cantieri francesi di Stx. Su questo fronte, dopo mesi di attesa, qualcosa potrebbe cambiare nelle prossime settimane perché la crisi da pandemia fa paura: al momento le compagnie da crociera non hanno ancora cancellato gli ordini, ma la cassa bruciata in questi mesi dai colossi del settore alla lunga potrebbe impattare sul programma di nuove costruzioni firmato con i bacini europei. Bruxelles, sotto la guida del commissario alla Concorrenza Margrethe Vestager, potrebbe quindi ammorbidire la propria politica, almeno nel settore dei cantieri navali.

In attesa di questa luce verde, l'ad Giuseppe Bono sta puntando su diversi fronti alternativi di business. Oltre a quello militare, ci sono le grandi opere in Italia, risvegliate dai fondi del Recovery Fund. Dopo il successo legato alla costruzione del nuovo ponte di Genova (ex Morandi), ieri Fincantieri ha annunciato di essere in contatto con le società italiane del Gruppo Jsw, (Jsw Steel Italy Piombino, Piombino Logistics e Gsi Lucchini), «per valutare la possibilità di destinare alcune aree all'interno del sito industriale di Piombino ad attività di cantieristica navale e di grandi moduli cellulari in cemento armato per le infrastrutture marittime. Si sta studiando, inoltre, la costruzione di traghetti e di mezzi dedicati a dragaggio ambientale, ripristino e pulizia dei fondali portuali, oltre che dei bacini idrici artificiali».

Ma all'orizzonte Bono ha messo gli occhi anche su altri business infrastrutturali tutti italiani, sempre nell'ambito dei porti che dovrebbero poter beneficiare dei miliardi in arrivo con il Recovery Fund: dall'ampliamento del cantiere di Sestri Ponente a nuove opere nel porto di Trieste. Poi, c'è Livorno con la nuova piattaforma Europa. Il mega terminal container del porto toscano è un'opera complessa e il gruppo guidato da Bono potrebbe candidarsi a realizzarlo. La filiera italiana, coordinata da Webuild insieme a Fincantieri, è stata poi più volte chiamata in causa per un eventuale e futuro Ponte sullo Stretto.

Non solo Italia, comunque. A confermare l'importanza di creare un proprio cantiere di proprietà nei mercati strategici, anche il nuovo contratto vinto da Fincantieri, con il suo cantiere Marinette Marine (FMM), in Usa. Dopo aver vinto, in aprile, la gara miliardaria per la fornitura di una fregata alla US Navy, ieri la controllata statunitense si è aggiudicata un contratto del valore di 7 milioni di dollari per sviluppare il progetto e l'ingegnerizzazione delle Large Unmanned Surface Vessel (LUSV), le future navi di superficie di grandi dimensioni, circa 100 metri, capaci di operare senza equipaggio a bordo. Il Gruppo sta, inoltre, sviluppando per la Marina americana il programma Littoral Combat Ships, che prevede la costruzione di 16 navi (di cui 10 già consegnate), e la costruzione di 4 unità Multi-Mission Surface Combatants (MMSC), destinate al regno dell'Arabia Saudita, nell'ambito del Foreign Military Sales degli Stati Uniti.

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