Economia

Il Fisco entra nella piadina: ecco cosa può succedere

Un "furto" di Stato. Una multa da quasi 7mila euro che può costare caro a questi due commercianti di Rimini. Vendono piadine, ma per il fisco sono dei ladri

Il Fisco entra nella piadina: ecco cosa può succedere

Una storia che fa discutere arriva dalla Romagna. Una storia su cui lo Stato entra a gamba tesa. E a perdere la battaglia, rovinosamente, come spesso accade, sono dei poveri commercianti costretti a difendersi da un fisco terrorista. L’Agenzia delle entrate entra nella loro attività e denuncia che la piadina che producono non funziona. Non può esistere. Troppa farina per un prodotto sottile come quel pezzo di impasto che fa sognare gli amanti di questa delizia. Gli contestano addirittura il ripieno di questo panino. Sostenendo, in soldoni, che stanno rubando. Sono dei furbetti.

A denunciare l’avviso ricevuto dal fisco sono i due proprietari di un food truck di San Celemente, in provincia di Rimini, lo scrive il Resto del Carlino. Raccontano di aver iniziato l’attività in Trentino diversi anni fa venendo però dalla Romagna. Le loro parole rendono a pieno lo sconcerto a cui si sono trovati di fronte: "Per lo Stato non la raccontiamo giusta. Non credono che vendiamo anche piadine vuote. Quelle piadine devono essere per forza farcite". Gli chiedono di pagare una multa da 6.500 euro, entro una settimana, cioè il 30 ottobre che però, puntualizzano, non pagheranno. "In quest’anno difficile significherebbe chiudere i battenti per qualcosa che ci viene contestato, ma che non abbiamo fatto". Un furto di Stato.

Per i due proprietari della piadineria su ruote, infatti, è normale durante l’attività vendere anche piadine vuote che preparano loro, senza usare nulla di già pronto. "Per loro non è possibile che abbiamo venduto piadine vuote perché antieconomico. Per noi invece è un piccolo aiuto in più quando il turista o il cliente ci chiede un pacco di piadine prima di andarsene. È ovvio che una vuota costa poco, ma è sempre meglio che niente". Ma non è tutto. Andiamo avanti.

I due spiegano di aver impiegato anni e soldi per poter portare avanti la piccola attività, dovendo quindi decidere di lasciare la residenza in Trentino, optando per una più centrale Toscana, per poi fare ritorno al paese d’origine. Ma di fatto girando l'Italia, sulla strada, in lungo e in largo. L’Agenzia delle entrate non è contenta del loro lavoro. Non li convince. Qualcosa non quadra per un burocrate da scrivania. Troppo strano voler svendere un prodotto a costo quasi zero. I tecnici, questi signori che non hanno mai dovuto vendere neppure una spilla, non contestano però solo la farcitura delle piadine. Ma anche la quantità di farina utilizzata.

"Secondo loro una piadina deve pesare 80 grammi, non di più. Facendo i conti su quanta farina e lievito utilizziamo ci dicono che ne abbiamo prodotte più di quanto dichiariamo. Ma un panino da 80 grammi il cliente non me la mangia, anzi ce la tira addosso. Ne servono almeno 120". I due dichiarano che per fortuna i conti sono in ordine. "In tanti anni mai avuto una sanzione, uno scontrino non emesso e così via". Tutto questo fino ad oggi. Fino a quando le Entrate non hanno deciso di improvvisarsi commercianti. Con scarsi risultati.

Commenti