Il governo: "Rete tlc unica come Terna"

Patuanelli: "Ma non posso imporlo". Poi striglia Open Fiber: "Cablaggio in ritardo"

Il ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, ieri in Parlamento ha scoperto le carte sulla rete unica in fibra, svelando che il modello è una società a controllo pubblico come Terna. Allo stesso tempo, il titolare del dicastero di Via Veneto ha «tirato le orecchie» a Open Fiber per il ritardo sul programma di cablaggio delle aree bianche, cioè quelle a fallimento di mercato, mission della società controllata pariteticamente da Cdp ed Enel.

«Il progetto del governo per il Paese è una società delle reti che non sia verticalmente integrata» sul «modello di Terna: bisogna capire se chi oggi ha quegli asset ritiene sia un percorso percorribile, non possiamo imporlo», ha precisato Patuanelli in audizione alla commissione Trasporti della Camera. L'accordo tra Tim e Cdp sulla rete unica deve essere considerato «un punto di partenza e non punto di arrivo, rappresenta un passo nella giusta direzione». Anche se il ministro ritiene che «la rete debba essere unica e controllata dal pubblico», tuttavia, «non si può pensare di intervenire a proprio piacimento» su società che «sono quotate e private; c'è una interlocuzione che punta a disegnare un obiettivo con chi oggi ha la rete primaria, che è di Telecom». Insomma, il vero ostacolo è la proprietà privata della rete. «Non è colpa mia se ce l'ha Telecom ed è un soggetto quotato; non ho strumenti per invertire quel punto di partenza oggi», ha aggiunto.

Poi, la stoccata a Open Fiber. Mercoledì, ha detto il ministro, «Infratel (società controllata dal Mise che attua i piani banda larga e ultralarga del governo; ndr) ha fatto una call con gli operatori del settore, il quadro che è emerso è di accelerazione della rete in fibra, ma ancora in ritardo rispetto agli obiettivi», ha sottolineato Patuanelli aggiungendo che «Open Fiber ha comunicato che il piano sarà completato al 2023» ma «i dati di Infratel ci dicono che il 2023 difficilmente sarà raggiunto: è necessario imprimere un'accelerazione». Immediata la replica dell'operatore. «A oggi Open Fiber ha consegnato 3.045 progetti esecutivi, che garantiscono l'operatività fino a tutto il 2021», si legge in una nota della società guidata dall'ad Elisabetta Ripa in cui si ribadisce che «entro il 2023» sarà realizzato il progetto Bul (banda ultra larga) con il completamento in 16 Regioni già nel 2022.

Intanto, ieri anche il cda della Rai ha dato mandato all'unanimità all'ad Fabrizio Salini di chiedere di partecipare a iniziative e tavoli, in particolare della componente pubblica, sulla rete unica «perché la Rai abbia un ruolo a garanzia della neutralità della rete e dello sviluppo delle infrastrutture». La tv di Stato, infatti, ha stretto una partnership con Open Fiber per la content delivery network, ossia il trasporto di contenuti in altissima definizione su reti in fibra ottica. Ecco perché anche la Rai, come Mediaset, ha manifestato interesse per il dossier AccessCo.

Una partita nella quale Cdp reciterà un ruolo da protagonista. «La digitalizzazione per noi è cruciale: su questo il nostro sostegno c'è e ci sarà, per promuovere questa massiccia digitalizzazione del Paese», ha dichiarato ieri l'ad Fabrizio Palermo, sottolineando che «la nostra responsabilità è rendere disponibile la connettività che genera opportunità di sviluppo». Ieri in Borsa Tim ha limato uno 0,16%, Enel ha lasciato sul terreno lo 0,61% e Mediaset lo 0,91 per cento.

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