Grecia, Tsipras alza il salario minimo a 650 euro

Il Primo Ministro greco Alexis Tsipras ha annunciato ieri l'aumento del salario minimo di undici punti percentuali, facendolo tornare in questo modo ai livelli del 2012. La manovra arriva dopo cinque mesi dalla fine del piano di salvataggio europeo e a nove mesi dalle elezioni politiche che si terranno il prossimo ottobre

Arrivano dalla Grecia i primi timidi segnali di un'effettiva ripresa economica del Paese, dopo che nell'ultimo decennio era stato letteralmente messo in ginocchio dalla crisi iniziata nel 2009. Nella giornata di ieri il Primo Ministro Alexis Tsipras ha infatti annunciato un aumento del salario minimo nazionale di circa undici punti percentuali, portandolo dagli attuali 586 euro mensili a 650 e riallineandolo ai valori del 2012. Lo stesso Tsipras, ai microfoni della televisione greca, ha successivamente spiegato le motivazioni di questa sua scelta, dichiarando: "Sta crescendo la fiducia nella nostra economia, possiamo permettercelo. Lo dobbiamo a chi ha sofferto di più durante la crisi”. Il Premier greco ha inoltre proposto un piano per l'abolizione del salario minimo giovanile, dopo che negli anni scorsi gli istituti di credito internazionali hanno imposto profondi tagli agli stipendi dei lavoratori al di sotto dei 25 anni, allo scopo di rendere il mercato del lavoro più flessibile e l'economia più competitiva.

L'annuncio arriva inoltre a cinque mesi di distanza dalla conclusione del terzo piano di aiuti internazionali da 86 miliardi di euro avvenuta lo scorso luglio, a seguito del quale il governo di Atene aveva per l'appunto promesso alle banche europee un aumento dei salari. Il piano, tuttavia, dovrà essere esaminato ed approvato dal Parlamento ellenico nei prossimi giorni e la sua effettiva entrata in vigore avverrà non prima del mese prossimo. Intervistato in proposito dall'agenzia Reuters, il ministro del Lavoro Effie Acthsioglou ha affermato:"L'aumento del salario minimo segna l'inizio di una nuova era per i lavoratori greci che portano alle spalle il peso della crisi. Questa decisione è la prova pratica di cosa significa avere un governo di sinistra alla guida del paese".

Una decisione, quella di Tsipras, che può essere tuttavia letta anche come un tentativo di ingraziarsi ampie fasce di elettorato in vista delle elezioni politiche che si terranno in Grecia nel prossimo ottobre. Il partito del Premier - la Coalizione della Sinistra Radicale, meglio nota come Syriza - è infatti attualmente al secondo posto nei sondaggi, staccato di quasi dodici punti dal suo rivale di centrodestra Nuova Democrazia. L'essere identificato dai cittadini greci come colui che ha accettato passivamente le manovre di austerity imposte dalle istituzioni europee, pur avendo precedentemente tentato la strada del referendum popolare, non ha infatti giovato alla sua immagine pubblica.

Critiche alla manovra arrivano invece dalle organizzazioni sindacali elleniche, le quali hanno dichiarato come l'aumento dei salari previsto non riuscirà a colmare le perdite subite dai lavoratori durante la crisi economica. Dall'altra parte della barricata si mostrano scettici anche gli imprenditori, convinti che assieme ad un provvedimento del genere dovrebbe essere aggiunto un taglio generale delle tasse ed una riduzione dei contributi previdenziali. Della stessa opinione infine il Fondo Monetario Internazionale, che proprio la scorsa settimana ha esortato il governo di Atene ad aumentare la flessibilità all'interno del mercato del lavoro nazionale, in modo da attenuare l'impatto negativo che avranno queste nuove politiche.

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Commenti

Alessandro.Pisan

Gio, 31/01/2019 - 21:03

Mossa elettorale che avrà pessimi effetti. Se non puoi svalutare la moneta (ne imporre dazi) allora puoi solo svalutare il lavoro, non farlo significa ricostruire le condizioni di bilancia commerciale negativa che hanno già fatto saltare la Grecia la volta scorsa. I greci non hanno ancora capito che sono stati distrutti dalla macroeconomia mercantilista tedeska e rivoteranno per chi li ha affamati... mal che si vuole non duole.