Industria, i livelli pre-Covid nel 2024

Il manifatturiero soffrirà di cali a due cifre. Controtendenza solo per farmaceutica

Industria, i livelli pre-Covid nel 2024

La crisi generata dalla pandemia di Covid-19 impatterà drammaticamente sul settore manifatturiero italiano che dovrà attendere il 2024 per riavvicinarsi ai livelli di fatturato dell'anno scorso. È quanto emerge dal Rapporto Analisi dei settori industriali curato dalla Direzione Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo e da Prometeia. In particolare. Le misure di contenimento dell'epidemia, adottate sia Italia sia negli altri Paesi del mondo (in maniera asimmetrica nelle tempistiche di lockdown e nel perimetro di azione), hanno portato a un rapido deterioramento del contesto operativo che dovrebbe determinare una contrazione del 14.7% dei livelli di attività del manifatturiero italiano nel 2020. A questa contrazione seguirà un recupero parziale nel 2021 (+5.3%). Per il triennio 2022-24 si stima una crescita di poco inferiore al 3% medio annuo. Fanno eccezione farmaceutica, largo consumo, alimentare ed elettrotecnica, che fra quattro anni mostreranno livelli di attività in crescita rispetto al pre-Covid. Altri settori come meccanica ed elettronica si posizioneranno, inoltre, poco al di sotto dei livelli 2019. A pagare maggiormente il prezzo della fase recessiva saranno elettrodomestici, sistema moda e automotive, si dimostreranno invece più lenti anche in fase di ripresa nel medio termine.

Se si guarda unicamente allo scenario per l'anno in corso, infatti, si prospetta una crescita del fatturato esclusivamente per la farmaceutica, (+4,2%), mentre le flessioni più intense saranno registrate da automotive (-25,9%), elettrodomestici (-22,1%), meccanica (-18,8%) e sistema moda (-18,6%). Cali più contenuti sono invece attesi per largo consumo (-10,1%) e alimentari (-4,4%). Tuttavia, sono tanti i fattori in gioco nello scenario prospettico e alcuni sono potenzialmente in grado di imprimere un'accelerazione ulteriore al ritmo di recupero.

Sull'intensità della ripresa, infatti, gravano rischi al ribasso, derivanti da eventuali nuove fasi di stop and go che potrebbero prospettarsi con il ritorno di focolai del virus. Ulteriori rischi sono possibili sul fronte del commercio internazionale, già colpito nel 2019 dalle guerre tariffarie tra Stati Uniti e Cina, e che potrebbe registrare nuove tensioni legate alla diffusione della pandemia, considerando la prospettiva delle elezioni presidenziali americane.

Se l'export non dovesse continuare a rappresentare un traino per il settore industriale italiano, molte chance di rilancio potrebbero perdersi in quanto Intesa e Prometeia ritengono che i consumi degli italiani torneranno «su livelli pre-Covid nell'orizzonte al 2024, ma l'esperienza maturata durante la fase di emergenza sanitaria spingerà verso mutamenti permanenti nelle preferenze di spesa delle famiglie». Nel dettaglio, aumenteranno le «spese per il comfort domestico», anche «a supporto di smart working, didattica a distanza, home entertainment». Previsto inoltre 'un recupero dei settori produttori di beni di consumo (largo consumo, mobili, sistema moda).

Secondo Gregorio De Felice, capo economista di Intesa, «l'emergenza può, e deve, essere l'occasione per accelerare i processi di trasformazione, in particolare nell'ambito della sostenibilità e della digitalizzazione. Investimenti verso progetti e produzioni a basso impatto ambientale rappresentano un fattore di sviluppo per l'economia».

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