Lavoro, l'Ocse avverte Renzi: "Siete gli unici a non ridurre i costi"

L'organismo per la crescita e lo sviluppo: "Fine del tunnel in vista, ma la ripresa è fragile e disomogenea". La crisi economica ha "radici strutturali": troppe tasse e zero concorrenza. Migliora il debito pubblico: "Il calo dipende dalle riforme"

Lavoro, l'Ocse avverte Renzi: "Siete gli unici a non ridurre i costi"

È un giudizio agrodolce, quello che emerge dal rapporto Ocse sull'Eurozona. E, manco a dirlo, la parte più amara riguarda proprio l'Italia. Il nostro Paese è l'unico, nel gruppo di quelli più vulnerabili, a non aver ridotto i costi del lavoro.

"I costi unitari della manodopera sono fortemente diminuiti in questi Paesi, con la notevole eccezione dell'Italia - si legge nel rapporto reso noto oggi - ma i prezzi hanno visto un aggiustamento inferiore a quello dei salari". Tra Grecia, Spagna, Portogallo, Italia e Irlanda, il nostro è stato l'unico caso in cui "l'aggiustamento è stato inferiore a quello dei salari, riflettendo in parte le lente riforme dei mercati dei prodotti, e limitando così l'effetto del calo dei costi delle unità di lavoro sulla competitività dei prezzi".

Inoltre l'Ocse ci ammonisce: il nostro debito rimane altissimo, ma, come ricorda il segretario generale Angel Gurria, la sua gestione dipende dalla qualità e dalla tempestività delle riforme che verranno realizzate.

Il rapporto analizza poi la situazione dei conti pubblici dell'intera area Euro: ormai si riesce a intravedere la fine del tunnel e la crescita si è affermata, facendo registrare progressi su conti e riforme. Tuttavia, ammonisce l'Ocse, questi progressi si sono registrati in un quadro di fragilità diffusa e di crescenti diseguaglianze sociali. L'anemia di questa ripresa ha "radici strutturali profonde", prosegue il rapporto, come il carico fiscale eccessivo, la rigidità del mondo del lavoro, gli ostacoli alla libera concorrenza e la scarsa innovazione. Le diseguaglianze economiche e la mancata occupazione penalizzano tra l'altro il processo di integrazione europea.

"La persistenza di tassi d'interesse molto bassi sostiene l'attività economica, ma se questa situazione perdura a lungo potrebbe alimentare una fiammata del prezzo degli attivi in alcuni paesi e ritardare il risanamento dei bilanci bancari", prosegue il rapporto dell'Ocse.

Per quanto riguarda le stime di crescita del pil per i prossimi anni, da Parigi fanno sapere che per il 2014 è previsto un aumento dell'1%, mentre per il 2015 ci si attende una crescita dell'1,5%, confermando per altro le precedenti stime. L'inflazione invece dovrebbe attestarsi all'1,2% sia quest'anno che il prossimo, mentre il tasso di disoccupazione, che per il 2014 è stimato al 12,1%, nel 2015 dovrebbe calare all'11,8%.

Oggi la Bce ha annunciato che i tassi di interesse verranno lasciati invariati al minimo storico ancora per un lungo periodo di tempo.

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