Mauri lascia la Mondadori. Al vertice il capo dei libri

Marina Berlusconi sceglie Antonio Porro per il posto di ad. Balzo dell'utile nel terzo trimestre

Mauri lascia la Mondadori. Al vertice il capo dei libri

Alla scadenza del suo mandato, in aprile, l'ad Ernesto Mauri lascerà la Mondadori (azionista, tra l'altro, del Giornale con il 18%). Il manager, che compirà 74 anni a dicembre, è al vertice del gruppo nel 2013 e ha trasformato l'azienda editoriale di settimanali e periodici in una casa editrice concentrata sopratutto sui libri, di intrattenimento e scolastici. E infatti Mauri ha motivato la sua decisione «ritenendo di aver portato a compimento un decisivo percorso di rilancio e riposizionamento strategico, caratterizzato da risanamento finanziario e da solidi risultati economici, ponendo le basi da cui il management attuale in totale continuità potrà proiettare il gruppo in una nuova fase di sviluppo».

Con Mauri, la Mondadori è passata da 250 ai 328 milioni di capitalizzazione di ieri, superando lo storico rivale Rcs, da cui ha rilevato i libri nel 2015, che ieri capitalizzava in Borsa 252 milioni.

E dunque, in coerenza con il percorso di trasformazione strategica compiuto negli ultimi anni, il cda di Segrate su proposta del presidente Marina Berlusconi ha indicato Antonio Porro, attuale ad di Mondadori Libri, alla guida del gruppo a partire dal prossimo aprile.

Porro vanta una lunga carriera in Mondadori, dove è entrato negli anni '90. Poi una lunga parentesi in Telecom Italia nella divisione business e in quella internazionale per tornare in Mondadori nel 2009 come responsabile mergers & acquisitions. In seguito, nel 2011, è nominato direttore generale Educational, nel 2015 ad dell'area educational a cui nel 2018 ha affiancato la carica di ad anche in Mondadori Libri.

Ieri la società ha reso noto anche i conti dei nove mesi che hanno registrato un significativo miglioramento nel terzo trimestre con la riapertura delle librerie che nel primo, durissimo lockdown erano state chiuse per oltre due mesi.

E infatti il terzo trimestre dell'anno ha mostrato un risultato netto in forte crescita (+72% sullo stesso periodo del 2019) a 43 milioni. Uno sprint che ha permesso all'utile dei 9 mesi di tornare con segno positivo: 18 milioni anche se in calo rispetto ai 23,1 dell'anno precedente.

Sul fronte dei ricavi il gruppo ha registrato, al 30 settembre, un fatturato pari a 541,9 milioni, in calo dai 658 milioni dei primi nove mesi del 2019, con un ebitda adjusted a 71 milioni (erano 83,4 l'anno precedente). In miglioramento la posizione finanziaria, in rosso per 82,3 milioni ma in un anno il debito è sceso di 28,1 milioni.

Anche grazie al contributo del trimestre Mondadori ha migliorato la guidance per il 2020, con una contrazione dei ricavi ora attesa fra il 16% e il 18% e una marginalità adjusted prevista al 12%, ma con «una posizione finanziaria netta in sensibile miglioramento rispetto al precedente esercizio».

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