Mondadori compra i Libri di Rcs

Il gruppo di Segrate pagherà 127,5 milioni: crescita nel core business. Rizzoli dribbla l'aumento

Accordo fatto: Mondadori ha comperato i «Libri» da Rcs per 127,5 milioni. L'operazione, di natura «strategica» per il gruppo presieduto da Marina Berlusconi e guidato da Ernesto Mauri, è stata approvata ieri dai rispettivi cda, convocati a stretto giro a partire dalle ore 19.00 dopo un fine settimana speso a sciogliere il nodo Antitrust, che aveva provocato la fumata nera di venerdì e la necessità di prolungare le trattative.

L'intesa, firmata da Mauri e dal capo azienda di Rcs Pietro Scott Jovane, include quindi uno sconto di 7-8 milioni rispetto ai 135 milioni inizialmente stimati. In particolare, il controvalore finale di 127,5 milioni è il risultato di 130 milioni di enterprise value, cui sono stati sottratti 2,5 milioni di debiti in capo alla Libri. L'accordo, ufficializzato ieri notte, prevede inoltre un meccanismo di aggiustamento del prezzo, fino un rincaro massimo di 5 milioni (di cui la metà sarebbero poi rigirati a Rcs nel 2017) o uno sconto di pari importo, in funzione dei futuri risultati dell polo librario.

In cambio Segrate (azionista del Giornale con il 37%) si impegna a completare l'operazione, assumendosi l'onere di attendere il via libera dell'Antitrust. Il perimetro dell'operazione comprende l'intera quota (99,99%) della «Libri» e le sue partecipate, inclusa Marsilio (94,7%). Roberto Calasso sfila invece la «sua» Adelphi, ricomprandone il 58 per cento. Nel 2014 i ricavi pro-forma del polo ammontano a 221,6 milioni.

Sebbene Segrate pagherà solo al closing, la clausola Antitrust è un passaggio fondamentale e semiobbligato per Jovane; perché in questo modo Rcs può contare su un incasso certo, malgrado i 60-90 giorni a disposizione del Garante per vagliare l'impatto del riassetto. Acquisendo la divisione Libri di Rcs, quella che in Piazza Affari è stata ribattezzata «Mondazzoli» avrà il 40% del mercato italiano, contro il 26,5% attuale.

Grazie all'intesa raggiunta, Jovane ha infatti i mezzi per riportare sotto controllo le garanzie («covenant») su cui poggiano i prestiti erogati dalle banche, che hanno concesso una proroga fino a novembre. Rcs prova così a imboccare la via del rilancio, disinnescando il rischio di dover tornare a battere cassa ai soci per un ulteriore aumento di capitale da 200 milioni dopo i 410 milioni raccolti nel 2013. Non è un mistero che nè il suo azionista di riferimento Fiat Chrysler (16,7%) né l'inventore della Tod's Diego Della Valle (al secondo posto con il 7,4%) metterebbero di buon grado ancora mano al portafoglio. A giugno Rcs aveva un debito netto pari a 526,2 milioni contro il tetto di 440 milioni fissato per la fine dell'anno, ma un ulteriore «aiuto» al bilancio è atteso dalla cessione dell'emittente spagnola Veo Tv, anch'essa già in programma entro dicembre.

Nel quartier generale della Rizzoli si progetta, comunque, di destinare una parte di quanto ricavato dalla vendita della divisione Libri agli investimenti previsti dal piano industriale, imperniato su Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport. Resta, invece, da capire come evolverà «il dialogo» tra Jovane e il presidente Maurizio Costa.

Sul fronte opposto Mondadori, che si focalizza così sul suo core business, finanzierà l'acquisizione in parte per cassa (45 i milioni ricevuti dalla vendita di Monradio e Harlequin) in parte attingendo alle attuali linee di credito, da poco rinegoziate con le banche. L'operazione, si legge nella nota, consentirà a Mondadori di consolidare la presenza in Italia nel mercato dei libri trade e nell'editoria scolastica, nonchè negli illustrati a livello internazionale.

Da questa mattina la parola torna agli analisti finanziari: venerdì, davanti all'ennesimo stop alla trattativa, in Piazza Affari il titolo Rcs avevano perso il 6% a un prezzo di 84 centesimi; Mondadori aveva guadagnato il 3,3 per cento.