La mossa di Bonomi: slitta il progetto «spa»

Andrea Bonomi è pronto a fare un passo indietro: nel consiglio di gestione della Bpm di martedì prossimo, convocato anche per la trimestrale, il presidente sta pensando di rinviare la trasformazione della spa, concentrando le attenzioni di tutti sull'aumento di capitale, reale priorità per la Banca Popolare di Milano.
L'idea, iniziata a maturare dopo la rissosa assemblea del 27 aprile, è quella di ricompattare i sindacati interni intorno a un progetto condiviso, senza per questo rinunciare a una nuova governance. In questo senso circolano già idee alternative alla spa, che hanno come obiettivo la diminuzione del peso dei dipendenti soci in assemblea, piuttosto che l'eliminazione del diritto di voto. Anche perché quella di una nuova governance sarebbe una richiesta dirimente per le banche che verranno chiamate a sostenere l'aumento di capitale: al di là della forma che il modello potrebbe prendere, il tema è quello di porre tra i manager e i soci steccati più solidi di quanto non siano quelli introdotti dal sistema dualistico. Quindi la forma cooperativa rimarrebbe, ma opportunamente modificata.
La spa potrebbe tornare a far capolino in un momento successivo. E con essa verrebbero naturalmente anche rimandati i benefici finanziari che sarebbero andati ai dipendenti con l'introduzione della Fondazione, stimati (al lordo del progetto di ripristino della destinazione del 5% degli utili ai lavoratori) in circa 100mila euro a testa. Una tale nuova iniziativa, solo rivolta alla ricapitalizzazione per rimborsare i Tremonti bond, libererebbe Bonomi dall'accusa di voler gestire la Bpm solo in ottica speculativa, rendendo più difficile ai sindacati dire ancora no. Mentre l'ultima parola spetterà alla Banca d'Italia.
Nel frattempo le sigle sindacali - a livello nazionale - si sono scatenate all'unisono contro Bonomi, accusato di iperattività nel contattare i soci in vista dell'assemblea del 22 giugno. Farebbe parte di queste manovre l'aver affidato a Georgeson, leader mondiale nella stakeholder communication, il compito di fornire ai soci le informazioni utili per dare il proprio voto. Fabi, Fiba e Uilca si sono ieri indignate minacciando di ricorrere alle autorità (Consob e Banca d'Italia). Mentra la Fisac ha ribadito la contrarietà alla spa. Anche per questo se Bonomi confermasse l'intenzione di fare il passo indietro, si rimescolerebbero di nuovo le carte.

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