"Niente allarme per il gas". Ma l'Italia compra carbone

In agosto scatta l'embargo Ue sul combustibile russo. La transizione ecologica può attendere. Per avere energia "pulita" l'Europa dovrà spendere 488 miliardi entro il 2030

Il ministro Roberto Cingolani
Il ministro Roberto Cingolani

Dopo una giornata frenetica di incontri da parte del ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani in cui si attendeva una risposta per un eventuale innalzamento del livello di preallarme a quello di allarme in merito alle forniture di gas, per il momento il pericolo è scampato.
Non solo il Comitato tecnico di emergenza e monitoraggio del sistema gas naturale ha ritenuto di non dover dichiarare lo stato di allarme poiché è già alto il monitoraggio in corso ma ha dato il via libera all'acquisto di carbone in via prudenziale «in misura sufficiente all'eventuale piano di massimizzazione delle centrali a carbone, in vista dell'embargo su quello di provenienza russa stabilito dall'Unione europea a partire dal mese di agosto». Viene così meno uno dei pilastri della transizione ecologica degli ultimi anni che ha demonizzato le fonti fossili e in particolare il carbone.

L'attuazione dello stato di allarme avrebbe comportato misure speciali da parte delle compagnie energetiche aumentando le importazioni, fermando le forniture interrompibili e utilizzando combustibili alternativi con il rischio che il Ministero potesse chiedere a Snam di ridurre le forniture alle industrie applicando i contratti per il «contenimento volontario della domanda». La decisione del governo è stata determinata sia dall'analisi del calo dei flussi di gas forniti da Gazprom sia dal peso di nuove forniture alternative. Fino a ieri il flusso di metano al valico di Tarvisio (Udine), dove arriva il gasdotto dalla Russia, è rimasto costante dopo il taglio della settimana scorsa ma al tempo stesso è aumentato il flusso dall'Algeria e, anche se in modo minore, dall'Azerbaijan via Tap. I dati ci dicono che in Italia sono messi in rete 207,1 milioni di metri cubi di metano a fronte di una domanda giornaliera nazionale di 156,3 milioni. Il problema si porrebbe perciò in caso di uno stop totale al gas russo che incide per circa 34 milioni di metri cubi, anche se l'estate non rappresenta un periodo significativo e gli sforzi del governo sono indirizzati ad evitare un autunno e inverno di grave crisi. La situazione è in ogni caso già grave anche per l'aumento costante dei prezzi, tanto che alla borsa di Amsterdam il costo del gas è arrivato a 126 euro al megawattora.

Non a caso Cingolani, intervenendo all'Assemblea pubblica di Elettricità futura, ha sintetizzato una serie di priorità da realizzare per evitare un peggioramento della crisi energetica a partire dall'aumento degli stoccaggi di gas: «dobbiamo arrivare a fine anno con gli stoccaggi al 90%». Dopo aver sottolineato la necessità di misure rapide, ha proposto un'agenda basata su «convivenza in tempo reale di rinnovabili e gas, riducendo il gas e aumentano il più possibile le rinnovabili; disaccoppiare borsa termoelettrica da borsa rinnovabile, è uno scempio che io produco con idroelettricità o solare e pago come se avessi prodotto a gas; price cap europeo; per il resto credo serva una profonda operazione di informazione».

Misure che non saranno a costo zero così come l'intera transizione energetica; secondo una recente ricerca dell'area studi di Legacoop e Prometeia, per procedere in modo veloce alla trasformazione del sistema energetico europeo, serviranno investimenti per 210 miliardi di euro entro il 2027 (e 288 miliardi entro il 2030) in aggiunta ai circa 200 miliardi di interventi green programmati dai Pnrr nazionali (71,7 in quello italiano). Una quantità ingente di denaro da utilizzare soprattutto per finanziare le energie rinnovabili a cui si sommano gli investimenti già effettuati e le misure per calmierare gli aumenti degli ultimi mesi. Risorse che non saranno però sufficienti in assenza di una progettualità e di una visione di sistema paese, la direzione verso cui è necessario andare.

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