Il Qatar chiude le porte all'Italia: "In Air Italy neanche un euro"

Il socio arabo non è disponibile a ricapitalizzare Alitalia: il bando sarà pronto la prossima settimana

Il Qatar chiude le porte all'Italia: "In Air Italy neanche un euro"

Con poche righe asciutte e formali Qatar Airways ieri ha dato il definitivo addio all'avventura in Air Italy: «Qatar Airways non ha più interesse a investire in Air Italy (di cui è azionista al 49%) e in nessun altro progetto nel trasporto aereo in Italia». Una sonora bocciatura a tutto il nostro sistema. Poi il fair play: «La compagnia farà tutto il possibile nel proprio ruolo di azionista di minoranza per minimizzare l'impatto sociale per i lavoratori e per i viaggiatori, nell'ambito della procedura di liquidazione in bonis decisa con l'azionista di maggioranza (Alisarda, 51%, ndr)», che sta mettendo in difficoltà il governo, perchè, senza stato di crisi, i 1459 dipendenti non possono accedere agli ammortizzatori sociali. Ai ministeri competenti si stanno cercando soluzioni inededite, come l'inserimento di un'estensione nel decreto Genova.

Le parole di Qatar Airways cancellano definitivamente la speranza di un ulteriore impegno della compania in Air Italy, magari con un diverso socio di maggioranza; ipotesi fantasiose ce ne sono state diverse in questi giorni. Il 10 febbraio, del resto, i due azionisti avevano manifestato idee discordanti: Qatar disponibile a capitalizzare, l'Aga Khan no; si è sperato fino all'ultimo che la disponibilità del socio arabo rimanesse anche dopo la rottura. L'uscita di scena appare ancora più bruciante, visto che proprio in questi stessi giorni la compagnia dell'emirato ha investito 600 milioni per aumentare la propria quota in Iag (la holding che controlla British Airways e Iberia) dal 21,4% al 25,1%, con un investimento di 600 milioni. Posati sul piatto senza battere ciglio, perchè le casse della compagnia sono opulente. Ricordiamo che lo stato del Qatar è uno dei più grandi investitori stranieri in Italia (attività e partecipazioni immobiliari, alberghiere, finanziarie, sanitarie) che per Air Italy aveva progetti ambiziosi nell'intento di mettere la compagnia, come un'infrastruttura, al servizio dei propri interessi nella penisola. Progetti costati cari, visto che i bilanci nei due esercizi dell'attuale assetto societario, 2018 e 2019, hanno contabilizzato perdite per 390 milioni (per Qatar bruciati 191,1 milioni); perdite che hanno indotto l'Aga Khan a chiudere la compagnia da lui stesso fondata.

Sull'altro doloroso fronte aperto, quello di Alitalia, va registrato che il bando per la vendita della compagnia sarà pubblicato entro fine mese, cioè la prossima settimana, come ha confermato ieri il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli; le offerte vincolanti dovrebbero arrivare entro il 31 maggio. Vedremo. Un fatto va comunque rilevato: l'accelerazione data al dossier in meno di due mesi dal nuovo commissario Giuseppe Leogrande, coadiuvato dal direttore generale Giancarlo Zeni, quando in due anni e mezzo la precedente terna non era riuscita a raggiungere i risultati prefissati. La compagnia è in attesa in questi giorni del responso della Commissione europea che dirà se il prestito ponte, salito in tre tranche a 1.300 milioni, va considerato aiuto di Stato. Le previsioni sono negative per i contribuenti. Perchè se come probabile il prestito sarà cassato, esso finirà in una bad company per lasciare «pulita» l'Alitalia da cedere, senza debiti e con sole attività in bonis.

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