"Renault si sta giocando la sopravvivenza" Parigi lancia l'allarme

Francesi in crisi per il coronavirus. A rischio quattro impianti. Patata bollente per De Meo

Proprio come il suo maestro Sergio Marchionne, che l'1 giugno 2004 prese in mano le sorti di una Fiat quasi spacciata, salvandola e rilanciandola grazie all'acquisizione di Chrysler, il prossimo 1 luglio, Luca De Meo, al suo primo giorno nel ruolo di ad di Renault, troverà un'azienda «che si sta giocando la sopravvivenza», come affermato da Bruno Le Maire, ministro delle Finanze francese. Per De Meo, che dopo gli anni in Fiat, sotto l'ala di Marchionne, ha deciso di smarcarsi, approdando al gruppo Volkswagen e, quindi, sempre nell'orbita del colosso tedesco, alla presidenza di Seat (che nel 2019 ha portato al record di utili), la nuova sfida alla guida di Renault sarà quella «della vita».

La Casa francese, solo un anno fa di questi tempi, stava trattando la fusione con Fca, progetto improvvisamente naufragato i primi di giugno, a causa delle eccessive ingerenze e pretese dell'Eliseo. E ora, «se non riuscirà a riadattarsi dopo la crisi del Covid-19 - come precisato ieri da Le Maire - Renault potrebbe anche scomparire». Al 31 marzo la liquidità è scesa a 10,3 miliardi (bruciati 5,5 miliardi rispetto al 2019) e solo in quel mese le attività industriali hanno perso 600 milioni. Le vendite sono inoltre crollate del 19,2% nel primo trimestre a 10,1 miliardi, a causa dell'impatto del coronavirus.

Non saranno proposti dividendi all'assemblea del 19 giugno e non ci sono stime per il 2020. Ma anche la burrascosa uscita di scena del suo ex numero uno, Carlos Ghosn, ideatore dell'Alleanza a tre con Nissan e Mitsubishi, ha contribuito a portare il gruppo di Parigi sull'orlo del precipizio.

Per Renault, a questo punto, risulterebbe fondamentale poter contare sul prestito garantito dallo Stato francese, che ne è anche azionista con il 15%, per 5 miliardi. Sul possibile sostegno, Le Maire ha però frenato: l'azienda, stretta dalla necessità di nuovi risparmi e dall'impegno di tutelare gli attuali livelli occupazionali, nonostante i tanti problemi, «dovrà infatti mantenersi competitiva». Al riguardo, sarà decisivo il piano strategico per i prossimi anni che la Casa automobilistica, di cui fa parte anche Dacia, presenterà il 27 maggio insieme a Nissan e Mitsubishi: una nuova piattaforma che intende superare la visione dell'ex presidente Ghosn.

Il 29 maggio, invece, Renault illustrerà le azioni che intende intraprendere per risparmiare 2 miliardi, obiettivo già annunciato alla luce della pandemia. Si parla dello stop a quattro impianti: i siti di Choisy-le-Roi, Dieppe e delle Fonderies de Bretagne, ma anche della fabbrica di Flins. Decisioni estreme, ovviamente non gradite all'Eliseo. Il ministro Le Maire, intanto, lancia la sua ricetta: «La strategia è fare di Renault uno dei gruppi tecnologicamente più avanzati e leader nei veicoli elettrici».

E De Meo? Prende appunti e, anche se non ancora in carica, ha di sicuro contribuito alla stesura dei progetti di rilancio, tenendo ben presente l'importanza dell'Alleanza, le cui sinergie ed economie di scala hanno dato non poche soddisfazioni ai tre partner. Anche Nissan, comunque, ha i suoi tormenti: in ballo ci sono altri 20mila tagli, dopo i 12.500 della scorsa estate, soprattutto in Europa.

Ancora poco più di un mese e il presidente Jean-Dominique Senard potrà dunque contare sull'ex pupillo di Marchionne che torna proprio dove era iniziata la sua brillante carriera, in quella Renault che però adesso dovrà cercar di salvare.

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Commenti

RTRTRTRT

Sab, 23/05/2020 - 12:39

Ma figuratevi se i francesi fanno fallire la renault orgoglio nazionale... hanno molti difetti i francesi ma non sono mica dei poveracci nell'animo e quaquaraquà come gli italici. Italici che negli anni 70/80 fecero fallire apposta l'Alfa Romeo milanese, che ai tempi produceva più auto della bmw. Fatta fallire apposta da burocrati romani e del sud,in combutta coi costruttori europei e altri costruttori italiani invidiosi dell'Alfa milanese, per poi trasferire gli stabilimenti vicino a roma e al sud per creare qualche posto di lavoro in zone sottosviluppate(i muratori che costruirono gli stabilimenti furono poi messi alle catene di montaggio),da allora pochissime auto vendute per la gioia dei tedeschi.

killkoms

Dom, 24/05/2020 - 17:24

E facevano gli schizzinosi con Fiat!