Prima assemblea dei nuovi soci de La Stampa dopo l'acquisto da parte della cordata capitanata dal gruppo Sae di Alberto Leonardis. Venerdì 5 giugno gli azionisti hanno nominato il nuovo cda che risulta composto da 11 membri: Paolo Ceretti quale presidente, Massimo Briolini come amministratore delegato, Pasquale Marchese, Maurizio Milan, Luigi Carraro, Riccardo Toto, Giuliano Tatasciore, Federico Borgna, Carlo Pavesio, Giuliana Cirio e Andrea Gavosto. Contemporaneamente è stato nominato il collegio sindacale di La Stampa Sae spa. Dall'assemblea dei soci è uscita anche la nuova squadra al timone del quotidiano torinese: dall'1 luglio Antonio Di Rosa sarà il nuovo direttore e a sua volta, indicherà Luciano Tancredi come vicedirettore vicario e Alessandro De Angelis, oggi firma politica ed editorialista del giornale, come vicedirettore. Saranno, inoltre, confermati alcuni dei vicedirettori al momento in carica. Di Rosa è stato direttore de Il Secolo XIX, della Gazzetta dello Sport, dell'agenzia di stampa La Presse e de La Nuova Sardegna. In precedenza, ha svolto anche il ruolo di vicedirettore del Corriere della Sera. Luciano Tancredi, attualmente direttore de La Nuova Sardegna, ha diretto in passato anche Il Tirreno, La Gazzetta di Modena, La Gazzetta di Reggio e La Nuova Ferrara. Di Rosa, cui è affidato il piano di razionalizzazione della redazione (sono attesi non pochi esuberi) , avrebbe dovuto entrare in carica all'inizio di giugno, ma l'editore ha concesso un mese di tempo in più ad Andrea Malaguti per consentirgli di ritirare un premio.
Dopo l'acquisizione da Gedi, il 51% de La Stampa fa capo a una nuova società editrice Sae Piemonte costituita per gestire l'operazione di cui la Sae di Leonardis possiede il 51% e Toto Holding Spa il 49%. Da segnalare che il gruppo Leonardis annovera tra i suoi soci la Fondazione Sardegna, Carimonte Holding e Sportcast (che conta tra i soci anche la Federtennis).
Gli azionisti di minoranza, invece, detengono in tutto il 49% del quotidiano. Tra questi con una quota del 22% - c'è anche la Fondazione 9 febbraio 1867, creata dalla cassaforte della famiglia Elkann, Exor, per apportare i mezzi necessari all'operazione.